Gli uccelli, ausiliari nella difesa biologica.

Caprarola, Palazzo Farnese

Le capacità acrobatiche di alcune specie di uccelli nel catturare gli insetti  probabilmente sono alla base dell’ispirazione di questo affresco che si trova a Palazzo Farnese a Caprarola. Fu realizzato da Antonio Tempesta, autore delle incisioni realizzate per la stampa del libro di Antonio Valli da Todi.  Siamo ai primi del Seicento, le rondini passavano l’inverno sommerse nel fango delle paludi per riemergere in primavera e sulla vita degli uccelli c’erano ancora molte cose da scoprire.
Ma che gli uccelli, anche quelli che si nutrono in prevalenza di semi, trovino negli insetti un importante fonte alimentare, era ben noto. Il fatto derivava dall’esperienza frutto dell’attività di allevamento delle specie in gabbia, esperienza fatta dal Valli che dedica buona parte dell’opera all’allevamento ed alla cura degli uccelli che per diletto vengono rinchiusi in gabbie più o meno grandi.
Oggi sappiamo che il 50% delle specie di uccelli è si nutre principalmente di insetti, ed il 75% delle specie si ciba di insetti saltuariamente.

Che la presenza degli uccelli sia di beneficio alle nostre campagne per il controllo delle popolazioni di insetti è una cosa evidente già nell’ottocento come dimostra l’articolo pubblicato sulla rivista La Sicilia Agricola, 1883 da DE STEFANI PEREZ T. dal titolo ” Gli uccelli utili all’agricoltura in Sicilia”.

La scomparsa delle rondini in inverno doveva ancora trovare una risposta, e dal 1889 con la pratica dell’inanellamento degli uccelli, introdotta dal danese H.C.C. Mortensen, iniziava la raccolta di dati sul fenomeno migratorio e la necessità di un accordo tra più Paesi per la protezione dell’avifauna inizia a prendere corpo.

Il 19 marzo 1902 a Parigi viene firmata la prima Convenzione internazionale per la protezione degli uccelli utili all’agricoltura. L’Italia non è tra i Paesi firmatari.

A testimonianza della maggior sensibilità dei popoli centro e nord euorpei nei confronti della natura e dell’avifauna, sempre ai primi del secolo scorso, il medico svedese Axel Munthe, acquista un pezzo di montagna sull’isola di Capri per sottrarla all’intensa attività di caccia che caratterizzava, e in parte ancora affligge i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Nasceva Villa San Michele, ancora oggi osservatorio ornitologico per lo studio della migrazione primaverile.

Castello Barbarossa ad Anacapri ha ospitato gli ornitologici della stazione di inanellamento fino al 2015

Nel 1931 la pubblicazione del primo atlante sulla migrazione degli uccelli, fornito di mappe con le rotte migratorie di diverse specie contribuisce a rendere evidente la necessità di un nuovo accordo internazionale che viene concluso, sempre a Parigi, nel 1950.
Considerato che tutti uccelli devono essere protetti a vantaggio della scienza, della protezione della natura e nell’interesse dell’economia di ciascuna nazione ” , viene aggiornato il trattato precedente e firmata un’altra convenzione , ma anche questa volta l’Italia non è presente.

In Italia bisognerà aspettare il 1978, quando finalmente viene firmata la legge per l’ “Adesione alla convenzione internazionale per la protezione degli uccelli, adottata a Parigi il 18 ottobre 1950“.

Come un ponte tra due continenti, la nostra Penisola è interessata da un enorme flusso di migratori e ospita nei periodi invernali una buona parte dell’avifauna europea. Per secoli questo flusso è stato sfruttato come fonte alimentare ed economica. L’atavica abitudine dei popoli mediterranei a sfruttare questa risorsa apparentemente inesauribile e gratuita è dura a cambiare, e ancora oggi l’uccisone di migliaia di uccelli durante la migrazione primaverile e autunnale avviene illegalmente in molti posti di differenti Paesi.

La cultura naturalistica, o anche il semplice rispetto per l’ambiente, sembrerebbe  aumentare con la distanza dalle coste del Mediterraneo;  per rimanere in contesto ornitologico basta osservare come il numero di associazioni di birdwatching o la presenza di  stazioni di inanellamento per lo studio dell’avifauna nella Penisola aumenti andando verso nord.

Gli uccelli vengono percepiti principalmente come dannosi, ignorando completamente il loro contributo alla difesa biologica. Il caso più evidente riguarda lo Storno, nonostante la sua dieta sia composta dal 60% di insetti e contribuisca in modo significativo a ridurre il numero di larve della mosca olearia.

Il controllo biologico degli insetti è diventato sempre più necessario per la resistenza ai pesticidi da parte degli insetti, la nocività di questi per l’ambiente ed il benessere umano e una legislazione sempre più restrittiva nei confronti del loro utilizzo.
L’azione degli uccelli insettivori si esplica durante tutto l’anno e pur non impedendo le improvvise fluttuazioni degli insetti fitofagi caratteristiche dei climi temperati, gli uccelli forniscono un contributo importante alla difesa delle piante, contenendo in maniera efficace le popolazioni di insetti presenti.
Particolarmente intensa è la predazione d’insetti durante il periodo della nidificazione degli uccelli, durante il quale non solo le specie strettamente insettivore utilizzano tale fonte di cibo per allevare la prole.
L’installazione delle cassette nido non interferisce con le comuni pratiche della lotta biologica, la cui attenzione principale è rivolta all’utilizzo di parassitoidi che possono essere impiegati come agenti di controllo e insetti predatori, ma si integra perfettamente amplificandone l’effetto . L’utilizzo degli uccelli nel controllo biologico degli insetti è una pratica ormai consolidata in numerose aziende in tutto il mondo.

La consapevolezza che gli uccelli sono utili in agricoltura e che il loro contributo sia indispensabile fa fatica ad affermarsi in Italia.
Così mentre l’utilizzo di cassette nido per favorire l’azione degli insettivori nelle coltivazioni è una pratica diffusa ed incentivata in Europa, in Italia sono solo Piemonte e Val d’Aosta si avvalgono dei fondi per lo sviluppo rurale per incentivare l’uso di questo metodo di difesa biologica.

Un’altra delle regioni intensamente coltivata a frutteti e vigneti, come il Trentino , si limita a suggerirne l’uso e le modalità di utilizzo.

Al convegno organizzato a Vallerano abbiamo parlato anche di questo.

 

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Osservare aiuta a comprendere. Come cambia la biodiversità nel tempo.

Spesso si sente parlare della perdita della biodiversità, del degrado dell’ambiente e del conseguente peggioramento della salute degli esseri viventi, uomini compresi.

Non è facile immaginare in realtà quello che ci siamo persi nel corso del tempo, ma tutti noi siamo testimoni dei cambiamenti che sono avvenuti nell’ambiente circostante durante la nostra breve vita. Quando sono nato la mia casa era in campagna, venti anni dopo era inglobata in un quartiere in espansione. I cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti, non sono sfuggiti  a chi mantiene la memoria di ciò che lo circonda, anche solo per dire ” mi ricordo che ai miei tempi ..”

Per chi non c’era e per chi vuole vedere i cambiamenti avvenuti nel nostro territorio, consiglio di visitare il sito della Regione Umbria  che permette il confronto tra fotografie aeree scattate dal 1954/55 e quelle di anni più recenti, fino al 2014.

Ecco un esempio delle immagini che si possono trovare, e che ci possono aiutare a riflettere, a comprendere ed immaginare.

Foto area 1954_55

Siamo nel territorio di Monte Castello di Vibio, la foto sopra è degli anni 50 mentre quella sotto è stata scattata nel 2014.
Il corso del Fiume Tevere delinea un’area di pianura ai piedi del paese, interrotta da due strutture lineari: il ponte della strada regionale 397 , in basso a sinistra, e la linea della ferrovia centrale umbra, quasi al centro dell’immagine.
Per vedere cosa e come è cambiato il paesaggio agricolo in questi 54 anni, basta guardare attentamente le due foto.
Vi consiglio di farlo direttamente sul sito per poter ingrandire sui particolari.

Foto aerea 2014

Una cosa che si nota è l’espansione urbana, sicuramente meno intensa che in altre parti, ma anche qui il territorio  è stato progressivamente frammentato dalle costruzioni e dalle infrastrutture.
L’intero abitato di Madonna del Piano è sorto in questi anni, con l’annessa area industriale, mai finita e oggi quasi in abbandono. Un piccolo esempio del consumo di suolo che affligge tutto il Paese.
Ma per me la cosa più impressionante è la scomparsa degli alberi che bordavano i campi, alberi che separavano gli appezzamenti, bordavano i canali, fornivano materie prime rinnovabili e offrivano ombra nelle calde giornate estive.
Forse erano migliaia gli alberi in questo piccolo fazzoletto di pianura che provvedevano alla protezione del suolo, alla regolazione del microclima locale, offrivano cibo e protezione a molti organismi, dagli insetti agli uccelli, passando per mammiferi, anfibi e rettili.
Tutto l’ambiente è stato modificato tra queste anse del fiume, anche se in apparenza è rimasta un’area agricola.

In questa campagna sempre più silenziosa, un allevamento di bovini ospita decine di nidi rondine che tra breve torneranno ad allietare le giornate con il loro canto.
Altre rondini sono presenti all’interno di porcilaie ormai in disuso o in magazzini nelle vicinanze della colonia principale.

La stessa cosa avviene intorno agli altri due allevamenti presenti a Monte Castello di Vibio, e le rondini trovano anche chi è ben disposto ad ospitarle nel magazzino.
Con il patrocinio del Comune nel 2016 è stata realizzata una prima indagine sulle Rondini e sui Balestrucci  che nidificano nel territorio comunale.

Le moderne stalle non sono idonee ad ospitare i nidi delle rondini, l’uso di pesticidi e le modifiche ambientali degli ultimi 60 anni hanno drasticamente ridotto le popolazioni degli uccelli legati agli ambienti agricoli in molte aree italiane ed europee.
Anche qui il futuro delle rondini è legato al futuro di questi allevamenti e all’atteggiamento dei singolo cittadini nei loro confronti, che diventa determinante nel caso dei Balestrucci che costruiscono il nido all’esterno. Per fortuna c’è chi sa apprezzare la loro presenza ed il loro contributo alla qualità della vita.

Iscriviti al gruppo “Una rondine non fa primavera”  per partecipare con noi al censimento.

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La Cinciallegra

La Cinciallegra (Parus major) è un piccolo passeriforme dai colori brillanti che predilige i boschi di latifoglie, ma sa adattarsi nei diversi ambienti forestali presenti dal livello del mare fino ai 2000 metri sulle Alpi. Frequenta gli ambienti agricoli purché dotati di un minimo di copertura arborea ed arbustiva, e si può osservare facilmente anche  nei giardini e nei parchi urbani .

Cinciallegra

Cinciallegra

Sospettosa e combattiva, poco diffidente nei riguardi dell’uomo, si nutre principalmente di piccoli artropodi che ricerca principalmente sui rami degli alberi. Durante il corso dell’anno utilizza le risorse più abbondanti disponibili nell’ambiente, cibandosi di gemme, frutti e semi nel periodo invernale, durante i quali è facile attirarla con dei semi di girasole alle mangiatoie artificiali.

All’inizio della primavera si formano le coppie e la femmina sceglierà il sito di nidificazione, costruendo il nido all’interno di una cavità, come quelle scavate dai picchi sui tronchi o presenti tra le fessure nelle rocce. La mancanza di cavità dove nidificare costituisce il principale fattore limitante per la specie negli ambienti naturali.

In aree antropizzate, in mancanza di cavità naturali o artificiali, può utilizzare le cassette postali per nidificare. Per risolvere questo inconveniente è utile mettere a disposizione di questi animali una cassetta nido delle dimensioni appropriate.

nido-artificiale

La facilità con la quale si adatta ad utilizzare i nidi artificiali, ha premesso ai ricercatori di raccogliere una notevole quantità di osservazioni sull’ecologia e l’etologia di questa specie.

Interno di una cassetta nido

Il nido è costruito dalla femmina con muschi, crini e piume.  Vengono deposte 6 – 10 uova incubate dalla femmina per circa 10 -15 giorni. In genere vengono deposte due covate l’anno. I piccoli sono allevati da entrambi i genitori, che utilizzando prevalentemente i bruchi per l’allevamento della prole.

Queste caratteristiche, ossia la disponibilità ad utilizzare cassette nido artificiali ed allevare la prole principalmente con larve di lepidotteri, fanno della Cinciallegra uno dei migliori alleati dell’uomo nel controllo biologico degli insetti che causano danni alle produzioni agricole e forestali.

In Italia,  l’Istituto di entomologia dell’Università di Pavia, con la collaborazione e l’appoggio dell’Amministrazione Forestale italiana, iniziò nel 1964 una campagna d’incremento dell’avifauna insettivora mediante la diffusione di nidi artificiali.
Furono installate 60.000 cassette nido ad opera dei Comandi di Stazione del Corpo Forestale dello Stato, degli uffici dell’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali e da parte di sezioni ed osservatori appartenenti ad associazioni protezionistiche *.

La funzione degli uccelli insettivori ed il loro impiego quali ausiliari nella difesa biologica delle produzioni agricole e forestali è documentato in diversi Paesi del mondo.
Cassette nido artificiali, delle dimensioni opportune alla nidificazione delle diverse specie di uccelli che utilizzano le cavità per deporre le uova ed allevare i nidiacei sono state utilizzate in diversi contesti ambientali, dai vigneti californiani  ai frutteti olandesi e quelli siciliani, dai rimboschimenti di querce a quelli di conifere. In tutte queste situazioni, l’azione degli uccelli insettivori ha permesso la riduzione o l’eliminazione degli insetticidi dalle pratiche agricole o forestali.

I nidi artificiali per la Cinciallegra sono utilizzati con successo nei vigneti, nei frutteti  e negli impianti arborei per migliorare le rese e la qualità dei prodotti commercializzati.
In alcune Regioni, l’installazione di nidi artificiali è un’azione prevista e finanziata al 100% dai Piani di Sviluppo Rurale a sostegno di produzioni integrate e biologiche.

* Groppali R., Pavan M., Ronchetti G. (1981) Gli uccelli insettivori nella lotta biologica. Collana Verde n.56 Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste

 

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In viaggio

Nel 1212 percorrendo la via Amerina per andare a Roma, San Francesco si fermò ad Alviano. Il suo biografo racconta : “un giorno [S. Francesco], recatosi in un borgo di nome Alviano, per annunciarvi la divina Parola, e salito su un luogo più alto per poter esser visto da tutti, cominciò a chiedere silenzio. Ma mentre tutti tacevano e si preparavano ad ascoltare con devozione, parecchie rondini, che là facevano i loro nidi, continuavano a garrire e a fare strepito. E il beato Francesco, non potendo essere udito dal popolo per il loro garrire,disse rivolto agli uccelli: ‘Sorelle mie rondini, ormai è tempo che parli anch’io, perché voi avete finora parlato abbastanza; ascoltate la parola di Dio, stando zitte e quiete, finché il discorso sia finito.’ E le rondini, con stupore e meraviglia di tutti i presenti, subito tacquero e non si mossero di là, finché non fu terminata la predica.”

Alviano

L’episodio è ricordato da una targa posta di fronte all’ingresso del castello dal quale si domina la valle del Tevere ed oggi, anche il lago artificiale creatosi in seguito alla costruzione della diga nel 1963 che, con il passare del tempo, la tenacia e passione di alcune persone, è diventato un Oasi molto ospitale, per uomini ed animali.

All’interno del Castello di Alviano,  l’episodio è affidato alla memoria collettiva grazie all’affresco della piccola chiesa.

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Giuseppe Bastiani (1593 -1630) Predica di San Francesco

Lasciato Alviano in direzione di Amelia, i viaggiatori possono rivivere l’episodio in chiave moderna, visitando la  Cappella delle Rondini.

Nel parco, sotto i lecci, le statue ci restituiscono le facce stupite di bambini .

La vetrata della chiesa è un’opera d’arte. I segni inflitti dalla forza dell’ignoranza aggiungono un significato ancora più intenso all’immagine.

E’ l’inizio di febbraio ed il viaggio delle rondini è già cominciato. Tra non molto inizieranno ad attraversare la nostra Penisola per tornare nei luoghi di nascita e dare inizio ad una nuova generazione. Chissà in quale stato troveranno l’ambiente dove sono nate, il sito che ospitava il nido ci sarà ancora, le stalle saranno ancora in funzione ?

La pecora avrà mangiato il fiore ?

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EuroBirdwacth 16

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Sabato 1 e Domenica 2 ottobre migliaia di persone in Europa parteciperanno all’appuntamento internazionale promosso da BirdLife Intrenational  dedicato all’osservazione degli uccelli.

Quest’anno in collaborazione con il CAMS e L’Oasi WWf Lago di Alviano vi invitiamo a partecipare alle iniziative in programma:

Sabato 1 Ottobre 
Presentazione del libro “Viaggiatori Straordinari”
con la partecipazione degli autori
Galleria di Storia Naturale di Casalina, h.17:30

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Domenica 2 Ottobre
Oasi WWF Lago di Alviano
Madonna del Porto (Guardea), Ingresso Oasi, h. 10:00

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Lago di Alviano

Le iniziative in programma sono gratuite ed avranno inizio all’orario previsto.
Segnala sulla pagina dell’evento il tuo interesse o la tua partecipazione  e resta informato sull’iniziativa.

Stampa in A4 e diffondi la locandina dell'EuroBW 2016

Stampa in A4 e diffondi la locandina dell’EuroBW 2016

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Nessun “Parco eolico” sul Monte Peglia

Nessuna pala eolica sorgerà sui rilievi del Monte Peglia.

Le delibere della Giunta Regionale 794 e 795 del 11 luglio 2016 bocciano i progetti presentati per la realizzazione di 18 torri eoliche nello STINA.
Ospedaletto non sarà più assediata dalle pale eoliche, chi visiterà il Duomo di Orvieto continuerà ad avere lo stesso panorama di oggi.

Il Parco dei Settefrati continuerà ad essere la meta ideale per trascorrere una giornata all’aria aperta usufruendo dell’area attrezzata con tavoli e punti per cucinare alla brace.

L’Itinerario Naturalistico Ornitologico di Monte Piatto sarà ancora fruibile per osservare il panorama, la flora e la fauna presente.
Pannello introduttivo

Una buona notizia per il nostro territorio e per tutti quelli che lo frequentano, animali compresi !

Dalla nostra Associazione un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito a raggiungere questo risultato.

Qui trovate le osservazioni in merito al progetto di realizzazione degli impianti eolici nei Comuni di San Venanzo e Parrano presentate alla Regione dalla nostra Associazione

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Una rondine non fa primavera

Sabato 30 aprile 2016 alla Galleria di Storia Naturale di Casalina si è tenuto il primo di una serie di incontri dedicati alla natura ed ai Naturalisti dell’Umbria, organizzati dal Centro di Ateneo per i Musei Scientifici.

Il programma prevede 6 incontri, ed il primo è stato dedicato a Rondini, Rondoni e Balestrucci.

Chi sono e come si studiano questi animali? Quali risultati e quali indicazioni forniscono le osservazioni che si fanno per lo studio di queste specie? Alle rondini piace l’Umbria ?

Queste sono alcune delle domanda a cui è stata data una risposta nell’incontro, che si è concluso con una breve uscita nei dintorni della Galleria per osservare direttamente queste specie ed  i loro nidi .

pagina Fb

Sabato 30 Aprile abbiamo invitato i presenti a partecipare attivamente al censimento di queste specie, per contribuire ad accrescere le informazioni disponibili, sia a livello Nazionale che Regionale.  Quattro occhi vedono meglio di due, e tante osservazioni insieme  contribuiscono a migliorare le conoscenze dell’ambiente in cui viviamo.

Se hai una colonia di Balestrucci vicino casa, o un nido di rondine nel magazzino, ed ogni primavera ti rallegri del loro ritorno, iscriviti al gruppo “Una rondine non fa primavera” per condividere le foto, i disegni e raccontare la tua esperienza. Partecipa al censimento raccogliendo semplici osservazioni, come la data di arrivo, il numero di individui, il numero di nidi attivi e quelli abbandonati, la data di partenza.

Non hai potuto partecipare all’incontro organizzato dal Cams?
Scrivici per avere tutte le informazioni sull’iniziativa !

 

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Prodo

Nel Parco Fluviale del Tevere c’è un piccolo borgo che sorge sulle pendici del  Monte Peglia, quasi a metà della vecchia strada statale che congiunge  Todi a Orvieto. Si chiama Prodo, poche case ai margini del castello che sorge sulla forra omonima in posizione dominante sul lago di Corbara.

ProdoPer la sua posizione lungo il corso del Fiume Tevere, Prodo è un buon punto di osservazione, tanto che nel 2006 decidemmo di organizzare con il patrocinio del Parco, la manifestazione “Approdo al Birdwatching”, per l’ osservazione dei rapaci.

Ogni giorno è un buon giorno per fare osservazioni, e non tutti i giorni sono ugualmente fortunati. La prima sorpresa è del 16 marzo, quando intorno al castello, tra i codirossi spazzacamini,  compare un Sordone (Prunella collaris).

Sordone

Sordone

 

Questa specie è segnalata in Umbria come nidificante solo sul monte Vettore, nel Parco dei Sibillini, mentre lo svernamento avviene a quote inferiori, fino a 1000 mt.  Il Sordone non era mai stato segnalato nel Parco Fluviale del Tevere.

Incuriosito dall’insolita presenza sono tornato il giorno dopo, e ancora una volta sono rimasto sorpreso. Sui muri del castello, un Picchio muraiolo (Tichodroma muraria) in cerca di cibo.

Picchio muraiolo

Picchio muraiolo

Picchio muraiolo

Il Picchio muraiolo, come il Sordone, nidifica in Umbria sui rilievi dell’Appennino mentre nel periodo dello svernamento frequenta quote inferiori ed era già stato segnalato sulla rupe di Orvieto ed alle gole del Forello.

Il 19 marzo le osservazioni continuano in compagnia di Stefano, le fotografie migliorano decisamente grazie alla sua abilità e scopriamo che sulle mura del castello i picchi muraioli sono due, un maschio ed una femmina. In alto un gruppo di Cormorani in migrazione verso nord, e poco dopo, ecco passare un Falco di Palude maschio.

Falco di Palude

Falco di Palude

Foto: Stefano Laurenti

Picchio muraiolo

Meravigliati lasciamo il borgo sotto lo sguardo di un Passero solitario,

Passero solitario

Passero solitario

ed ecco comparire un Biancone, appena tornato dall’Africa per nidificare in questi boschi.

Biancone

Biancone

Poche distante da Prodo, alla Fattoria Ma Falda, i nidi di rondine sono ancora in attesa del ritorno dei legittimi proprietari, ma è questione di giorni ed anche loro saranno di ritorno.

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Autunno a Ventotene

 

Ventotene

A distanza di due anni siamo tornati sull’isola di Ventotene, questa volta per osservare da vicino la migrazione autunnale. Situata a circa 50 km a sud est del promontorio del Circeo, nell’arcipelago delle isole Ponziane in provincia di Latina, l’isola è un importante sito per l’osservazione e lo studio della migrazione dell’avifauna.

Come nei mesi primaverili, anche nel periodo autunnale l’isola si riempie di uccelli e percorrendo la strada principale per raggiungere il Museo della Migrazione   si vedono tanti piccoli passeriformi alla ricerca di cibo negli orti e tra la vegetazione spontanea.

Presso la  stazione ornitologica si svolgono le attività di cattura ed inanellamento, e con grande sorpresa si inanellano anche specie rare ed accidentali per il nostro Paese, come il Luì di Radde.

Lui di Radde (Phylloscopus schwarzi)

Lui di Radde (Phylloscopus schwarzi)

Altre fotografie si possono trovare sulla pagina Fb del Museo della Migrazione ed osservatorio ornitologico di Ventotene. Le attività della stazione ornitologica offrono la possibilità di prelevare campioni biologici per effettuare studi genetici e di raccogliere le zecche eventualmente presenti sugli uccelli per studiare la presenza e la diffusione di infezioni che possono interessare anche l’uomo.

Questa piccola isola è uno dei posti preferiti anche dagli appassionati di Birdwatching, riconoscibili per il binocolo al collo o la macchina fotografica, giovani o meno, giunti sull’isola con la certezza di osservare in migrazione anche specie poco comuni.

Sono molte le specie che si possono osservare e nel breve periodo di permanenza sull’isola abbiamo visto volare poco sopra di noi la Cicogna nera, lo Smeriglio, il Falco Pellegrino, il Gheppio, il Gufo di palude, il Falco di palude, il Falco Pescatore, l’Albanella pallida, l’Airone rosso, la Nitticora.

 

Famosa per la sua storia recente, come luogo di confino e come luogo di nascita del progetto europeo, Ventotene potrebbe diventare un luogo molto importante per gli appassionati di natura. Ma anche questa Riserva Naturale Statale  soffre dei noti problemi che affliggono le arre protette in Italia.

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MOZIONE SULLA QUALITA’ DELLE PROCEDURE DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE E VALUTAZIONE DI INCIDENZA AMBIENTALE IN ITALIA

I partecipanti al XVIII Convegno Italiano di Ornitologia tenutosi a Caramanico Terme (PE) tra il 17 e il 20 settembre 2015 preso atto che:

dall’analisi di un campione significativo di procedure di valutazione di impatto ambientale e di valutazione di incidenza ambientale svolte in Italia emerge in maniera incontrovertibile la carenza degli elaborati dal punto di vista dell’analisi della presenza dell’avifauna;
che tale situazione riguarda sia le procedure di carattere nazionale che quelle svolte dalle regioni, con una qualità molto spesso gravemente inadeguata degli elaborati progettuali e delle stesse determinazioni degli enti, con documentazione e atti che presentano molto frequentemente addirittura errori macroscopici a partire dalla nomenclatura;
che in una percentuale rilevante degli studi di impatto la componente dell’avifauna non viene neanche trattata nonostante gli uccelli costituiscano un gruppo animale fondamentale per la valutazione degli impatti degli interventi sull’ambiente;
le carenze sono tali da determinare di fatto un ostacolo alla corretta valutazione delle conseguenze di piani e progetti sulle specie e sulle popolazioni, che spesso sono d’interesse conservazionistico e protette a livello comunitario;
che la stragrande maggioranza degli studi di incidenza o di impatto ambientale è condotta da professionisti di altri settori che non hanno alcuna conoscenza delle scienze naturali in genere e dell’avifauna in particolare con gravi conseguenze sulla completezza e attendibilità delle informazioni contenute negli studi che in diversi casi sono addirittura fuorvianti;
che nella fase valutativa condotta dagli enti pubblici competenti, dal ministero alle regioni, non vengono coinvolti ornitologi aventi all’attivo almeno pubblicazioni scientifiche a livello nazionale che pure sono centinaia e molte spesso già operanti all’interno delle pubbliche amministrazioni, e che ciò comporta che non siano evidenziate le inaccettabili carenze degli studi nelle successive determinazioni per l’approvazione intraprese dagli enti;
che in assenza delle informazioni basilari sullo stato dell’avifauna nelle aree interessate dagli interventi si svuota l’obbligatoria fase di monitoraggio delle conseguenze della realizzazione delle opere, sia in fase esecutiva che in quella post-operam;
chiedono al Ministero dell’Ambiente, alle regioni e agli altri enti a vario titolo coinvolti nelle procedure di valutazione ambientale di piani e progetti:

1)di coinvolgere nelle fasi di valutazione degli studi presentati dai proponenti ornitologi che abbiano all’attivo negli ultimi dieci anni almeno alcune pubblicazioni scientifiche nel campo dello studio dell’avifauna;

2)di prevedere obbligatoriamente per i proponenti di piani o progetti un’adeguata ed approfondita analisi della presenza dell’avifauna e degli eventuali impatti sul gruppo attraverso il coinvolgimento di ornitologi;

3)di respingere immediatamente elaborati che non rispondano a minimi requisiti di scientificità e che non comprendano un’analisi dettagliata della presenza delle varie specie di uccelli nell’intero ciclo annuale.

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