Seguendo Le voci delle Rondini. Andando a Caso

Una serie di sentieri congiungono Monteleone di Spoleto a Scheggino in Valnerina, passando per i borghi di Gavelli e Caso, seguendo  Il “Sentiero della Transumanza”  nella  Valcasana.
Questa valle, un tempo attraversato da greggi e dai loro pastori, successivamente utilizzata anche per il trasporto dei minerali di ferro provenienti dalla miniera di Ruscio, conserva un patrimonio storico ambientale molto particolare.

Più comoda è la strada che da Monteleone di Spoleto consente di raggiungere la Valnerina,  attraversando il Sito di Importanza comunitaria (SIC IT5210063) costituito dai rilievi del monte Coscerno, Civetella ed Aspra .

Monte Coscerno

Lungo la strada per Sant’Anatolia di Narco, poco dopo il valico, nella piana di Gavelli, si può visitare un’altra area di Importanza Comunitaria (SIC IT5210068) con il piccolo lago naturale, scrigno di biodiversità, meta di gite domenicali, grazie principalmente ai prati circostanti che consentono di passare qualche ora di tranquillità dopo gli abbondanti pasti tipici delle “giornate fuori porta”, ed attrezzato con vari e discutibili arredi.

Continuando sulla strada principale, poco più a valle incontriamo Gavelli dove è possibile e consigliato visitare la Chiesa di San Michele Arcangelo, rivolgendosi ad una persona del luogo, cosi come segnalato da un cartello all’ingresso del borgo, per ammirare gli affreschi attribuiti a Giovanni di Pietro detto lo Spagna, lo stesso pittore che ritroveremo nella chiesa a Caso, vera meta di questa parte del racconto “Seguendo le voci delle Rondini”.

Gavelli, chiesa di San Michele Arcangelo (XV sec.)

Tra il Monte Coscerno ed il Monte Civitella si apre una stretta gola, attraversata da un torrente, che scompare poco prima del Piano delle Melette; il panorama che ci circonda non lascia dubbi sulla bellezza dei luoghi che stiamo visitando; per quanto ci riguarda, un posto così non potevamo non vistarlo a piedi, seguendo l’itinerario segnalato.

Panorama delle Valcasana

Il primo tratto, subito fuori Gavelli  è poco frequentato e solo una stretta traccia tra l’erba alta ci suggerisce il percorso. Continuano a scendere i ripidi fianchi del monte fino ad incontrare il torrente. A questo punto manca la segnaletica, ed incerti sul percorso seguiamo il torrente che si inoltra nella valle in mezzo al bosco, fino a scomparire tra le rocce accumulatesi. Poco oltre un azienda zootecnica e il Piano delle Melette, sul quale domina l’abitato di Caso.

Panorama di Caso da Pian delle Melette

Il sentiero continua lungo una strada bianca fino a raggiungere Scheggino, ma noi preferiamo tornare indietro.

Al ritorno abbiamo seguito il sentiero segnalato, che si rileverà più lungo e faticoso della scorciatoia fatta all’andata. Questo percorso consente di ristorarsi alla fonte “Acqua la Noce”, poco prima di intraprendere il tratto con il maggiore dislivello, quello che dal letto del torrente risale a Gavelli.

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Seguendo le voci delle Rondini. L’annunciazione di Giovanni del Biondo

Passato il periodo più freddo dell’anno, le rondini annunciano il ritorno della primavera ed il nascere di nuovi frutti, come ci ricorda il detto popolare “dall’Annunziata la spiga è nata” La festività religiosa dell’Annunciazione di Maria si celebra, in genere, il 25 marzo.

Per mesi un’ampia zona del Centro Italia è stata chiusa, molti paesi sono stati distrutti, alcune opere d’arte sono andate perse per sempre, altre sono state recuperate ed esposte al pubblico per un breve periodo , e tra queste un’opera particolarmente ammirata proveniente dalla Chiesa dell’Annunciata di Poggio di Croce di Preci, realizzata da Giovanni del Biondo nel 1385.

Succedeva che gli artisti e le loro botteghe, composte da tutte quelle persone che contribuivano alla realizzazione dell’opera, venivano spesso incaricati di ripetere un soggetto già realizzato, di dipingere le stesse scene sacre osservate in altri luoghi, magari con qualche modica per soddisfare le richieste del committente.

Così per nostra fortuna, non avendo avuto l’occasione di andare a quella mostra, abbiamo trovato la scusa buona per recarci a Firenze superando la diffidenza, tipica di chi preferisce stare in natura, verso le città ed i luoghi densamente frequentati.

Giovanni del Biondo tra il 1370 ed il 1372  dipinge un trittico, conservato al  Museo degli Innocenti. La scena dell’Annunciazione in cui sono rappresentate due rondini, come quella realizzata per la chiesa di Preci, viene qui affiancata da San Nicola di Bari e Sant’Antonio Abate.

particolare

 

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Lo Storno roseo in Umbria

I movimenti di dispersione dello Storno roseo (Pastor roseus), sono conseguenti a stagioni particolarmente  favorevoli che si verificano nelle aree di nidificazione.
Dalle zone steppiche e semidesertiche presenti tra il mar Nero, il mar Caspio e le regioni occidentali della Cina e della Mongolia, gli individui si disperdono, senza una direzione preferenziale, raggiungendo l’Europa nord occidentale.
Diverse sono le segnalazioni storiche della presenza di questo passeriforme in Italia, sopratutto nel settore centro occidentale della Penisola.
Piccoli gruppi, da qualche decina a qualche centinaio di  individui, ma anche un gruppo di oltre 2000 individui a Verona nel 1908, sono stati segnali ripetutamente nel periodo primaverile ed estivo nel corso dei secoli passati.¹

Le osservazioni dello Storno Roseo in Italia avvengono quasi ogni anno ed è stato accertato almeno un tentativo di nidificazione negli ultimi dieci anni.
La specie, non essendo mai stata osservata in Umbria, non compare nella recente pubblicazione dedicata all’aggiornamento della check-list dell’Avifauna regionale .

Quest’anno lo Storno roseo è stata osservato anche in Umbria; la prima segnalazione riguarda un gruppo di 50 individui nei pressi dell’Oasi di Alviano, nel Comune di Guardea,
la seconda segnalazione riguarda un individuo solo, osservato in compagnia di una decina di Storni comuni, nel Comune di Monte Castello di Vibio, il 9 giugno.

Grazie alle segnalazioni archiviate da aprile a giugno di quest’anno sul portale Ornitho.it possiamo avere un’idea delle dimensioni del fenomeno e della sua evoluzione nel tempo.

Dal sito Ornitho.it

“Negli scorsi giorni una invasione di Storno roseo ha interessato anche l’Italia centro settentrionale, l’Austria, la Svizzera la Francia meridionale ed ora ha raggiunto la Gran bretagna e la Catalogna.
Ecco una breve sintesi geografica delle segnalazioni nei portali ornitho”

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¹ Brichetti P & Gariboldi G., 2013 Ornitologia Italiana. Vol 8 – Sturnidae – Fringillidae
Oasi Alberto Perdisa Editore, Bologna



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Seguendo le voci delle Rondini. Monteleone di Spoleto

Seguendo le tracce delle Rondini nella cultura tradizionale tramandata nell’arte sacra, lasciamo Norcia costeggiando le marcite, seguiamo il corso del Fiume Sordo fino a Serravalle. Attraversato il ponte si entra nella stretta valle del Corno e, superata Cascia, si raggiunge Monteleone di Spoleto, arroccata sulla piana circostante.

Monteleone di Spoleto

La testimonianza più famosa della presenza umana in quest’area è la Biga etrusca.

Anche qui ritroviamo figure di uccelli come messaggeri, scolpite su due dei tre pannelli che tramandano il mito di Achille, mentre il volto di un rapace decora il manico.

Le rondini, di cui stiamo seguendo le tracce, sono tra le figure scolpite sul portale della Chiesa di San Francesco, un tempo appartenuta all’Ordine Benedettino.

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Seguendo le voci delle rondini. Norcia e dintorni

San Benedetto da Norcia

Per secoli le rondini hanno scandito il tempo, lasciando  un indelebile traccia anche nel folklore italiano.
Per S. Benedetto, la rondine è sul tetto“; prima della riforma del calendario, San Benedetto si festeggiava il giorno dell’equinozio di primavera, ed “il 21 marzo le rondinelle son già ritornate ai vecchi nidi, lasciati nell’autunno.

Questo detto popolare ci ha portato a intessere l’itinerario “Le voci delle Rondini“, partendo da Norcia, nel Parco dei Monti Sibillini.
Nella città natale di San Benedetto, la statua eretta nella piazza principale ha resistito al devastante terremoto del 2016.

Siamo tornati a Norcia più volte dopo il terremoto e invitiamo anche voi ad iniziare il viaggio da qui, come suggerito dal nostro quaderno.
La piazza torna ad essere frequentata, mancate solo voi.

Per continuare l’itinerario, iscriviti al blog

 

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Le voci delle Rondini all’Oasi di Alviano – 1 parte

Domenica 20 maggio partecipiamo alla Giornata delle Oasi 2018 presentando il quaderno “Le voci delle Rondini ” all’ Oasi WWF Lago di Alviano.

Panorama sul lago artificiale creato sul Tevere dalla diga di Alviano

E’ il frutto di un lavoro collettivo, fatto dai soci e da altri amici con cui abbiamo condiviso numerose gite in questi anni, unendo il binocolo alla guida del Touring Club, per  soddisfare la nostra innata curiosità per la natura e per la storia che hanno plasmato il territorio dove viviamo e per l’arte che ci racconta per immagini, testimonia ed è testimonianza di un periodo, di un modo di vivere e di pensare.
Da raccontare c’è molto, visto l’esperienze che abbiamo condiviso già prima di fondare l’associazione nel 2007, e l’Umbria, con i suoi borghi medievali ed i suoi vari paesaggi può davvero ispirare qualcosa, o almeno così testimoniano i numerosi eremiti, monaci e santi artisti e visionari che si sono succeduti nel tempo.

La via Amerina, Alviano e l’Oasi lungo il Tevere sono due delle mete suggerite dall’itinerario, tessuto in Umbria seguendo la Rondine come filo conduttore.
Quando abbiamo iniziato a seguire questo filo, a seguire le tracce lasciate dalle Rondini nell’immaginario collettivo, l’idea è partita proprio da qui, poco più di un anno fa.

 

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Giornata mondiale degli uccelli migratori

Per incontrare insieme alcune delle specie migratrici che si riproducono nel nostro territorio, abbiamo aderito alla Giornata Mondiale degli Uccelli Migratori, iniziativa promossa in tutto il mondo tramite il sito :   https://www.worldmigratorybirdday.org/

Ti aspettiamo Sabato 12 maggio 2018 a Doglio, piccola frazione di Monte Castello di Vibio, per festeggiare questa giornata particolare.

Con la Convenzione di Berna, alla quale l’Italia ha aderito nel 1982, i Paesi firmatari si impegnano, tra le altre cose, alla protezione delle specie migratrici e delle rotte migratorie.

L’importanza attuale delle azioni di sensibilizzazione si può comprendere leggendo l’articolo sul sito di BirdLife International , che abbiamo tradotto qui di seguito:

Le popolazioni di uccelli migratori che si riproducono nelle regioni temperate e in inverno nei tropici hanno subito cali sostenuti e spesso gravi negli ultimi decenni. Un’analisi dei dati dei monitotraggi in tutto il continente dal database Uccelli in Europa (Tucker e Heath 1994, BirdLife International 2004) per il periodo tra il 1970 e il 2000 ha evidenziato questo declino (Sanderson et al., 2006). Durante il periodo di studio di 30 anni, 48 (40%) di 119 specie di migranti afro-paleartici (migranti a lunga distanza che si riproducono in Europa e passano l’inverno nell’Africa subsahariana) hanno mostrato un andamento demografico negativo.
Inoltre, i dati sulla tendenza della popolazione tra il 1980 e il 2009 dal PECBMS (Pan-European Common Bird Monitoring Scheme) indicano che dei 38 migranti afro-paleartici monitorati da questo schema, 21 (71%) sono diminuiti in abbondanza (Vickery et al. 2014 ). Inoltre, i dati di tendenza del PECBMS indicano che i migranti afro-paleartici in Europa registrano tassi di declino della popolazione più elevati (23%) rispetto ai migranti residenti e a breve distanza (7% di declino della popolazione).

Una combinazione di minacce, tra cui il degrado dell’habitat nei terreni di riproduzione in Europa, la caccia nell’Europa meridionale e nel Nord Africa e la perdita di aree di sosta rischiano di influenzare il declino (Sanderson e altri 2006, Vickery et al., 2014). Vi sono anche prove del fatto che una riduzione della sopravvivenza durante l’inverno in habitat aperti e asciutti nell’Africa sub-sahariana può essere un fattore che contribuisce. La distruzione degli habitat, la desertificazione e la minore disponibilità di risorse nella zona del Sahel a causa della riduzione delle precipitazioni e dell’aumento dell’intensificazione agricola potrebbero spiegare questi bassi tassi di sopravvivenza durante l’inverno (Vickery et al., 2014). Tra il 1970 e il 2000, le pratiche agricole si sono intensificate a un ritmo elevato – l’area di terra nell’Africa subsahariana utilizzata per l’agricoltura è aumentata solo del 4%, ma il consumo di fertilizzanti è quasi triplicato e le importazioni di pesticidi sono aumentate di cinque volte (FAOSTAT).
Poiché si prevede che la domanda alimentare mondiale raddoppierà nei prossimi 50 anni, l’intensificazione dell’agricoltura è destinata ad aumentare ulteriormente, pertanto è probabile che la minaccia che essa rappresenta per le specie migratrici continui (Tilman et al., 2002).
I cambiamenti climatici possono anche influenzare alcune popolazioni, separando i tempi di disponibilità delle risorse dai tempi della migrazione (si veda, ad esempio, Schaub et al., 2005). I migranti di lunga distanza hanno maggiori probabilità di essere colpiti da tale asincronia nella fenologia, poiché le prove suggeriscono che potrebbero essere meno in grado di adattarsi ai cambiamenti rispetto alle specie non migratrici residenti a causa delle minori dimensioni del cervello e delle minori capacità di risoluzione dei problemi (Schultz et al. 2005, Sol et al., 2005). Il declino delle specie migratorie europee non ha spostato i tempi di migrazione in risposta ai recenti cambiamenti climatici, mentre le specie con tendenze demografiche stabili o in aumento hanno aumentato considerevolmente i tempi di migrazione (Moller et al., 2008).”

Ti aspettiamo, porta un amico ed un binocolo !

 

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“Le voci delle Rondini” alla Galleria di Storia Naturale di Casalina

La prossima tappa compiuta da questa rondine forse sarà rivelata dal piccolo anello con cui è stata marcata durante la migrazione primaverile nella Stazione Ornitologica di Capri

Una Rondine inanellata sull’isola di Capri durante il “Progetto Piccole Isole” coordinato dall’Ispra

La prossima tappa per la nostra Associazione sarà la presentazione del quaderno “Le voci delle Rondini” alla Galleria di Storia Naturale di Casalina.

Al termine una breve escursione per vedere Rondini, Rondoni comuni e Balestrucci in piena attività nel borgo e nella campagna di Casalina.
L’iniziativa, adatta ed aperta a tutti, è promossa qui

Ti aspettiamo Sabato 5 Maggio !

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Le voci delle Rondini

Eccola, appena arrivata e fresca di stampa !
La pubblicazione, con disegni e foto originali realizzati dai soci del Centro Studi Ornitologici “Antonio Valli da Todi”, è un invito a conoscere e non confondere le Rondini con le specie simili (cosa che spesso avviene anche sulla stampa o sul web), ed è un invito ad incontrare la natura e l’arte custodita “nel” e “dal” territorio umbro.

La Rondine è associata nell’immaginario collettivo alla primavera, della rinascita della vita dopo i rigori invernali, espressione di un tempo ciclico, speranza di un eterno ritorno.
La Rondine è associata sia a San Benedetto da Norcia sia a San Francesco d’Assisi, due figure molto importanti nella cultura occidentale, tanto da essere uno il Patrono d’Europa l’altro il Patrono d’Italia.
In Umbria, ma non solo, alcuni artisti medievali e rinascimentali hanno dipinto la Rondine nelle scene dell’Annunciazione o nelle raffigurazioni della Madonna con il Bambino.

La Rondine è il filo conduttore dell’itinerario artistico e naturalistico proposto dalla pubblicazione che abbiamo realizzato nell’ambito del progetto per l’editoria sociale del Centro Servizi per il Volontariato di Perugia.

Domenica 8 aprile, alle 10:00 a Monte Castello di Vibio presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale, ti aspettiamo alla presentazione del libro.

Nell’attesa ti invitiamo ad iscriverti al gruppo “Una Rondine non fa primavera” e a scaricare l’opuscolo dell’iniziativa realizzata grazie alla partecipazione di cittadini di Monte Castello di Vibio nel 2016.

 

 

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Airone guardabuoi

E’ la novità ornitologica di questo inverno per Monte Castello di Vibio, il piccolo comune della media valle del Tevere dove ha sede la nostra Associazione.
Per abitudine questi uccelli seguono, anzi spesso precedono, gli animali al pascolo, in cerca di insetti.  Talvolta si posano sulla loro groppa, in attesa, e si fanno trasportare.
Ma non ci sono pascoli nei dintorni, non ci sono greggi di pecore; solo qualche pecora che si aggiunge alla corte di animali domestici allevati in alcuni casolari della campagna.

Approdata in Italia per la prima volta nel 1985 in Sardegna, la specie si è diffusa in altre aree della Penisola, principalmente in Pianura Padana. Da allora sia gli individui nidificanti sia quelli svernanti sono aumentati nel corso del tempo. *
La prima segnalazione dell’Airone guardabuoi (Bubulcus ibis) in Umbria risale al 1996, mentre la prima nidificazione viene segnalata nel 2001.**
L’Atlante Ornitologico dell’Umbria , basandosi su ricerche svolte tra il 1988 ed il 1993, non menziona questa specie che risulta essere facilmente individuabile grazie al colore ed alla dimensione.
Nidifica sugli alberi in prossimità di corpi idrici formando colonie insieme ad altre specie, come la Nitticora, la Garzetta e l’Airone cenerino, che prendono il nome di Garzaie.

Nel 2008 in Provincia di Perugia sono state censite 8 garzaie; l’unico sito di nidificazione dell’Airone guardabuoi era l’Isola Minore al Lago Trasimeno ed ospitava 41 coppie.**
In Provincia di Terni la specie nidifica nella valle del Paglia e nel bacino artificiale di Alviano; dai capanni dell’Oasi è possibile osservarli e fotografarli comodamente.
L’espansione delle specie è favorita anche dalla sua capacità di adattarsi all’ambiente antropizzato, ed utilizzare per la nidificazione zone artificiali di modeste dimensioni, come le aree destinate all’estrazione di inerti.

Garzaia

Le colonie si insediano sugli alberi rimasti a formare filari o boschetti, protette da canali e piccoli bacini dai predatori terrestri.

Il disturbo provocato dalle attività estrattive sembra non interessare la colonia, mentre la trasformazione di queste cave in laghi di pesca sportiva può portare all’abbandono del sito, se l’accesso all’area non è regolamentato in modo adeguato.

Fino a poco tempo fa, in questa parte della piana del Tevere, si vedevano talvolta alcuni Aironi guardabuoi al seguito dei trattori sui campi che stanno arando, nei campi di erba medica o tra le fronde degli alberi. Gia dal 2016 avevo visto l’Airone guardabuoi a Monte Castello di Vibio, ma mai così tanti individui come quest’anno.

L’Airone guardabuoi  abituato a non temere l’uomo è “abbastanza confidente” da frequentare anche gli ambienti urbanizzati, come l’area verde di Madonna del Piano, dove si alimenta senza essere disturbato dall’attività venatoria.

Credo che non ci sia nessuno del posto che non abbia notato questa specie, magari pensando fosse una Garzetta, che invece è più grande, con il becco nero e le zampe gialle.
Tra poco vestiranno un nuovo piumaggio ed il becco cambierà colore a segnalare l’inizio della nuova stagione riproduttiva.


* Valutazione dello stato di conservazione dell’Avifauna italiana

** Avifauna dell’Umbria – rassegna illustrata (20° check-list ornitologica regionale 1995-2015). Serie “I Quaderni dell’Osservatorio”, Volume speciale, Regione Umbria, Perugia.

***  Le garzaie in provincia di Perugia (2008) Alula XVI (1-2): 148-149 (2009)

 

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