Seguendo le voci delle rondini. Norcia e dintorni

San Benedetto da Norcia

Per secoli le rondini hanno scandito il tempo, lasciando  un indelebile traccia anche nel folklore italiano.
Per S. Benedetto, la rondine è sul tetto“; prima della riforma del calendario, San Benedetto si festeggiava il giorno dell’equinozio di primavera, ed “il 21 marzo le rondinelle son già ritornate ai vecchi nidi, lasciati nell’autunno.

Questo detto popolare ci ha portato a intessere l’itinerario “Le voci delle Rondini“, partendo da Norcia, nel Parco dei Monti Sibillini.
Nella città natale di San Benedetto, la statua eretta nella piazza principale ha resistito al devastante terremoto del 2016.

Siamo tornati a Norcia più volte dopo il terremoto e invitiamo anche voi ad iniziare il viaggio da qui, come suggerito dal nostro quaderno.
La piazza torna ad essere frequentata, mancate solo voi.

Per continuare l’itinerario, iscriviti al blog

 

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Le voci delle Rondini all’Oasi di Alviano – 1 parte

Domenica 20 maggio partecipiamo alla Giornata delle Oasi 2018 presentando il quaderno “Le voci delle Rondini ” all’ Oasi WWF Lago di Alviano.

Panorama sul lago artificiale creato sul Tevere dalla diga di Alviano

E’ il frutto di un lavoro collettivo, fatto dai soci e da altri amici con cui abbiamo condiviso numerose gite in questi anni, unendo il binocolo alla guida del Touring Club, per  soddisfare la nostra innata curiosità per la natura e per la storia che hanno plasmato il territorio dove viviamo e per l’arte che ci racconta per immagini, testimonia ed è testimonianza di un periodo, di un modo di vivere e di pensare.
Da raccontare c’è molto, visto l’esperienze che abbiamo condiviso già prima di fondare l’associazione nel 2007, e l’Umbria, con i suoi borghi medievali ed i suoi vari paesaggi può davvero ispirare qualcosa, o almeno così testimoniano i numerosi eremiti, monaci e santi artisti e visionari che si sono succeduti nel tempo.

La via Amerina, Alviano e l’Oasi lungo il Tevere sono due delle mete suggerite dall’itinerario, tessuto in Umbria seguendo la Rondine come filo conduttore.
Quando abbiamo iniziato a seguire questo filo, a seguire le tracce lasciate dalle Rondini nell’immaginario collettivo, l’idea è partita proprio da qui, poco più di un anno fa.

 

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Giornata mondiale degli uccelli migratori

Per incontrare insieme alcune delle specie migratrici che si riproducono nel nostro territorio, abbiamo aderito alla Giornata Mondiale degli Uccelli Migratori, iniziativa promossa in tutto il mondo tramite il sito :   https://www.worldmigratorybirdday.org/

Ti aspettiamo Sabato 12 maggio 2018 a Doglio, piccola frazione di Monte Castello di Vibio, per festeggiare questa giornata particolare.

Con la Convenzione di Berna, alla quale l’Italia ha aderito nel 1982, i Paesi firmatari si impegnano, tra le altre cose, alla protezione delle specie migratrici e delle rotte migratorie.

L’importanza attuale delle azioni di sensibilizzazione si può comprendere leggendo l’articolo sul sito di BirdLife International , che abbiamo tradotto qui di seguito:

Le popolazioni di uccelli migratori che si riproducono nelle regioni temperate e in inverno nei tropici hanno subito cali sostenuti e spesso gravi negli ultimi decenni. Un’analisi dei dati dei monitotraggi in tutto il continente dal database Uccelli in Europa (Tucker e Heath 1994, BirdLife International 2004) per il periodo tra il 1970 e il 2000 ha evidenziato questo declino (Sanderson et al., 2006). Durante il periodo di studio di 30 anni, 48 (40%) di 119 specie di migranti afro-paleartici (migranti a lunga distanza che si riproducono in Europa e passano l’inverno nell’Africa subsahariana) hanno mostrato un andamento demografico negativo.
Inoltre, i dati sulla tendenza della popolazione tra il 1980 e il 2009 dal PECBMS (Pan-European Common Bird Monitoring Scheme) indicano che dei 38 migranti afro-paleartici monitorati da questo schema, 21 (71%) sono diminuiti in abbondanza (Vickery et al. 2014 ). Inoltre, i dati di tendenza del PECBMS indicano che i migranti afro-paleartici in Europa registrano tassi di declino della popolazione più elevati (23%) rispetto ai migranti residenti e a breve distanza (7% di declino della popolazione).

Una combinazione di minacce, tra cui il degrado dell’habitat nei terreni di riproduzione in Europa, la caccia nell’Europa meridionale e nel Nord Africa e la perdita di aree di sosta rischiano di influenzare il declino (Sanderson e altri 2006, Vickery et al., 2014). Vi sono anche prove del fatto che una riduzione della sopravvivenza durante l’inverno in habitat aperti e asciutti nell’Africa sub-sahariana può essere un fattore che contribuisce. La distruzione degli habitat, la desertificazione e la minore disponibilità di risorse nella zona del Sahel a causa della riduzione delle precipitazioni e dell’aumento dell’intensificazione agricola potrebbero spiegare questi bassi tassi di sopravvivenza durante l’inverno (Vickery et al., 2014). Tra il 1970 e il 2000, le pratiche agricole si sono intensificate a un ritmo elevato – l’area di terra nell’Africa subsahariana utilizzata per l’agricoltura è aumentata solo del 4%, ma il consumo di fertilizzanti è quasi triplicato e le importazioni di pesticidi sono aumentate di cinque volte (FAOSTAT).
Poiché si prevede che la domanda alimentare mondiale raddoppierà nei prossimi 50 anni, l’intensificazione dell’agricoltura è destinata ad aumentare ulteriormente, pertanto è probabile che la minaccia che essa rappresenta per le specie migratrici continui (Tilman et al., 2002).
I cambiamenti climatici possono anche influenzare alcune popolazioni, separando i tempi di disponibilità delle risorse dai tempi della migrazione (si veda, ad esempio, Schaub et al., 2005). I migranti di lunga distanza hanno maggiori probabilità di essere colpiti da tale asincronia nella fenologia, poiché le prove suggeriscono che potrebbero essere meno in grado di adattarsi ai cambiamenti rispetto alle specie non migratrici residenti a causa delle minori dimensioni del cervello e delle minori capacità di risoluzione dei problemi (Schultz et al. 2005, Sol et al., 2005). Il declino delle specie migratorie europee non ha spostato i tempi di migrazione in risposta ai recenti cambiamenti climatici, mentre le specie con tendenze demografiche stabili o in aumento hanno aumentato considerevolmente i tempi di migrazione (Moller et al., 2008).”

Ti aspettiamo, porta un amico ed un binocolo !

 

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“Le voci delle Rondini” alla Galleria di Storia Naturale di Casalina

La prossima tappa compiuta da questa rondine forse sarà rivelata dal piccolo anello con cui è stata marcata durante la migrazione primaverile nella Stazione Ornitologica di Capri

Una Rondine inanellata sull’isola di Capri durante il “Progetto Piccole Isole” coordinato dall’Ispra

La prossima tappa per la nostra Associazione sarà la presentazione del quaderno “Le voci delle Rondini” alla Galleria di Storia Naturale di Casalina.

Al termine una breve escursione per vedere Rondini, Rondoni comuni e Balestrucci in piena attività nel borgo e nella campagna di Casalina.
L’iniziativa, adatta ed aperta a tutti, è promossa qui

Ti aspettiamo Sabato 5 Maggio !

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Le voci delle Rondini

Eccola, appena arrivata e fresca di stampa !
La pubblicazione, con disegni e foto originali realizzati dai soci del Centro Studi Ornitologici “Antonio Valli da Todi”, è un invito a conoscere e non confondere le Rondini con le specie simili (cosa che spesso avviene anche sulla stampa o sul web), ed è un invito ad incontrare la natura e l’arte custodita “nel” e “dal” territorio umbro.

La Rondine è associata nell’immaginario collettivo alla primavera, della rinascita della vita dopo i rigori invernali, espressione di un tempo ciclico, speranza di un eterno ritorno.
La Rondine è associata sia a San Benedetto da Norcia sia a San Francesco d’Assisi, due figure molto importanti nella cultura occidentale, tanto da essere uno il Patrono d’Europa l’altro il Patrono d’Italia.
In Umbria, ma non solo, alcuni artisti medievali e rinascimentali hanno dipinto la Rondine nelle scene dell’Annunciazione o nelle raffigurazioni della Madonna con il Bambino.

La Rondine è il filo conduttore dell’itinerario artistico e naturalistico proposto dalla pubblicazione che abbiamo realizzato nell’ambito del progetto per l’editoria sociale del Centro Servizi per il Volontariato di Perugia.

Domenica 8 aprile, alle 10:00 a Monte Castello di Vibio presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale, ti aspettiamo alla presentazione del libro.

Nell’attesa ti invitiamo ad iscriverti al gruppo “Una Rondine non fa primavera” e a scaricare l’opuscolo dell’iniziativa realizzata grazie alla partecipazione di cittadini di Monte Castello di Vibio nel 2016.

 

 

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Airone guardabuoi

E’ la novità ornitologica di questo inverno per Monte Castello di Vibio, il piccolo comune della media valle del Tevere dove ha sede la nostra Associazione.
Per abitudine questi uccelli seguono, anzi spesso precedono, gli animali al pascolo, in cerca di insetti.  Talvolta si posano sulla loro groppa, in attesa, e si fanno trasportare.
Ma non ci sono pascoli nei dintorni, non ci sono greggi di pecore; solo qualche pecora che si aggiunge alla corte di animali domestici allevati in alcuni casolari della campagna.

Approdata in Italia per la prima volta nel 1985 in Sardegna, la specie si è diffusa in altre aree della Penisola, principalmente in Pianura Padana. Da allora sia gli individui nidificanti sia quelli svernanti sono aumentati nel corso del tempo. *
La prima segnalazione dell’Airone guardabuoi (Bubulcus ibis) in Umbria risale al 1996, mentre la prima nidificazione viene segnalata nel 2001.**
L’Atlante Ornitologico dell’Umbria , basandosi su ricerche svolte tra il 1988 ed il 1993, non menziona questa specie che risulta essere facilmente individuabile grazie al colore ed alla dimensione.
Nidifica sugli alberi in prossimità di corpi idrici formando colonie insieme ad altre specie, come la Nitticora, la Garzetta e l’Airone cenerino, che prendono il nome di Garzaie.

Nel 2008 in Provincia di Perugia sono state censite 8 garzaie; l’unico sito di nidificazione dell’Airone guardabuoi era l’Isola Minore al Lago Trasimeno ed ospitava 41 coppie.**
In Provincia di Terni la specie nidifica nella valle del Paglia e nel bacino artificiale di Alviano; dai capanni dell’Oasi è possibile osservarli e fotografarli comodamente.
L’espansione delle specie è favorita anche dalla sua capacità di adattarsi all’ambiente antropizzato, ed utilizzare per la nidificazione zone artificiali di modeste dimensioni, come le aree destinate all’estrazione di inerti.

Garzaia

Le colonie si insediano sugli alberi rimasti a formare filari o boschetti, protette da canali e piccoli bacini dai predatori terrestri.

Il disturbo provocato dalle attività estrattive sembra non interessare la colonia, mentre la trasformazione di queste cave in laghi di pesca sportiva può portare all’abbandono del sito, se l’accesso all’area non è regolamentato in modo adeguato.

Fino a poco tempo fa, in questa parte della piana del Tevere, si vedevano talvolta alcuni Aironi guardabuoi al seguito dei trattori sui campi che stanno arando, nei campi di erba medica o tra le fronde degli alberi. Gia dal 2016 avevo visto l’Airone guardabuoi a Monte Castello di Vibio, ma mai così tanti individui come quest’anno.

L’Airone guardabuoi  abituato a non temere l’uomo è “abbastanza confidente” da frequentare anche gli ambienti urbanizzati, come l’area verde di Madonna del Piano, dove si alimenta senza essere disturbato dall’attività venatoria.

Credo che non ci sia nessuno del posto che non abbia notato questa specie, magari pensando fosse una Garzetta, che invece è più grande, con il becco nero e le zampe gialle.
Tra poco vestiranno un nuovo piumaggio ed il becco cambierà colore a segnalare l’inizio della nuova stagione riproduttiva.


* Valutazione dello stato di conservazione dell’Avifauna italiana

** Avifauna dell’Umbria – rassegna illustrata (20° check-list ornitologica regionale 1995-2015). Serie “I Quaderni dell’Osservatorio”, Volume speciale, Regione Umbria, Perugia.

***  Le garzaie in provincia di Perugia (2008) Alula XVI (1-2): 148-149 (2009)

 

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Un sottile pericolo

A prima vista sembra un comodo ed accogliente nido, caduto a terra con il vento e le piogge di dicembre.

Un intreccio di fili tiene saldamente ancorata la coppa alla biforcazione di piccoli rami della quercia. Potrebbe sembrare un nido come tutti gli altri, e forse, da qualche anno i nidi sono sempre più simili a questo.

Quello che ha di particolare questo nido è l’ utilizzo di fili di plastica, di colore bianco, insieme a materiale di origine vegetale, più marrone. Si potrebbe ammirare, oltre all’arte con cui è stato costruito, anche la plasticità della specie nella ricerca ed utilizzo di nuovi materiali per la costruzione del nido.

Fili o strisce di plastica, di stoffa, di lana, elastici, nastri, bende di garza, cinturini di stoffa e tessuti sfilacciati, lenze da pesca, corde dei palloncini, reti ombreggianti sfilacciate e reti metalliche sono stati trovati nei nidi degli uccelli. Questi materiali abbandonati nell’ambiente ed utilizzati per la costruzione dei nidi, possono essere causa di decessi, malformazioni o mutilazioni.*
Sono sempre più frequenti anche gli avvistamenti di animali mutilati, impigliati nelle lenze da pesca abbandonate sulle sponde del mare, dei fiumi o dei laghi.**
Tutte le specie sono esposte al rischio di rimanere impigliati in qualche filo, uccelli marini e Fringuelli alpini, passando ovviamente per gli uccelli delle acque interne e, perché no,  per quelli delle campagne.

Già proprio tutte le specie, anche quelle che toccano terra solo per raccogliere lo stretto necessario per costruire il nido, come questo balestruccio.

Plastic_and_the_Nest_Entanglement_of_Urban_and_Agricultural_Crows

** EBN italia

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Gli uccelli, ausiliari nella difesa biologica.

Caprarola, Palazzo Farnese

Le capacità acrobatiche di alcune specie di uccelli nel catturare gli insetti  probabilmente sono alla base dell’ispirazione di questo affresco che si trova a Palazzo Farnese a Caprarola. Fu realizzato da Antonio Tempesta, autore delle incisioni realizzate per la stampa del libro di Antonio Valli da Todi.  Siamo ai primi del Seicento, le rondini passavano l’inverno sommerse nel fango delle paludi per riemergere in primavera e sulla vita degli uccelli c’erano ancora molte cose da scoprire.
Ma che gli uccelli, anche quelli che si nutrono in prevalenza di semi, trovino negli insetti un importante fonte alimentare, era ben noto. Il fatto derivava dall’esperienza frutto dell’attività di allevamento delle specie in gabbia, esperienza fatta dal Valli che dedica buona parte dell’opera all’allevamento ed alla cura degli uccelli che per diletto vengono rinchiusi in gabbie più o meno grandi.
Oggi sappiamo che il 50% delle specie di uccelli è si nutre principalmente di insetti, ed il 75% delle specie si ciba di insetti saltuariamente.

Che la presenza degli uccelli sia di beneficio alle nostre campagne per il controllo delle popolazioni di insetti è una cosa evidente già nell’ottocento come dimostra l’articolo pubblicato sulla rivista La Sicilia Agricola, 1883 da DE STEFANI PEREZ T. dal titolo ” Gli uccelli utili all’agricoltura in Sicilia”.

La scomparsa delle rondini in inverno doveva ancora trovare una risposta, e dal 1889 con la pratica dell’inanellamento degli uccelli, introdotta dal danese H.C.C. Mortensen, iniziava la raccolta di dati sul fenomeno migratorio e la necessità di un accordo tra più Paesi per la protezione dell’avifauna inizia a prendere corpo.

Il 19 marzo 1902 a Parigi viene firmata la prima Convenzione internazionale per la protezione degli uccelli utili all’agricoltura. L’Italia non è tra i Paesi firmatari.

A testimonianza della maggior sensibilità dei popoli centro e nord euorpei nei confronti della natura e dell’avifauna, sempre ai primi del secolo scorso, il medico svedese Axel Munthe, acquista un pezzo di montagna sull’isola di Capri per sottrarla all’intensa attività di caccia che caratterizzava, e in parte ancora affligge i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Nasceva Villa San Michele, ancora oggi osservatorio ornitologico per lo studio della migrazione primaverile.

Castello Barbarossa ad Anacapri ha ospitato gli ornitologici della stazione di inanellamento fino al 2015

Nel 1931 la pubblicazione del primo atlante sulla migrazione degli uccelli, fornito di mappe con le rotte migratorie di diverse specie contribuisce a rendere evidente la necessità di un nuovo accordo internazionale che viene concluso, sempre a Parigi, nel 1950.
Considerato che tutti uccelli devono essere protetti a vantaggio della scienza, della protezione della natura e nell’interesse dell’economia di ciascuna nazione ” , viene aggiornato il trattato precedente e firmata un’altra convenzione , ma anche questa volta l’Italia non è presente.

In Italia bisognerà aspettare il 1978, quando finalmente viene firmata la legge per l’ “Adesione alla convenzione internazionale per la protezione degli uccelli, adottata a Parigi il 18 ottobre 1950“.

Come un ponte tra due continenti, la nostra Penisola è interessata da un enorme flusso di migratori e ospita nei periodi invernali una buona parte dell’avifauna europea. Per secoli questo flusso è stato sfruttato come fonte alimentare ed economica. L’atavica abitudine dei popoli mediterranei a sfruttare questa risorsa apparentemente inesauribile e gratuita è dura a cambiare, e ancora oggi l’uccisone di migliaia di uccelli durante la migrazione primaverile e autunnale avviene illegalmente in molti posti di differenti Paesi.

La cultura naturalistica, o anche il semplice rispetto per l’ambiente, sembrerebbe  aumentare con la distanza dalle coste del Mediterraneo;  per rimanere in contesto ornitologico basta osservare come il numero di associazioni di birdwatching o la presenza di  stazioni di inanellamento per lo studio dell’avifauna nella Penisola aumenti andando verso nord.

Gli uccelli vengono percepiti principalmente come dannosi, ignorando completamente il loro contributo alla difesa biologica. Il caso più evidente riguarda lo Storno, nonostante la sua dieta sia composta dal 60% di insetti e contribuisca in modo significativo a ridurre il numero di larve della mosca olearia.

Il controllo biologico degli insetti è diventato sempre più necessario per la resistenza ai pesticidi da parte degli insetti, la nocività di questi per l’ambiente ed il benessere umano e una legislazione sempre più restrittiva nei confronti del loro utilizzo.
L’azione degli uccelli insettivori si esplica durante tutto l’anno e pur non impedendo le improvvise fluttuazioni degli insetti fitofagi caratteristiche dei climi temperati, gli uccelli forniscono un contributo importante alla difesa delle piante, contenendo in maniera efficace le popolazioni di insetti presenti.
Particolarmente intensa è la predazione d’insetti durante il periodo della nidificazione degli uccelli, durante il quale non solo le specie strettamente insettivore utilizzano tale fonte di cibo per allevare la prole.
L’installazione delle cassette nido non interferisce con le comuni pratiche della lotta biologica, la cui attenzione principale è rivolta all’utilizzo di parassitoidi che possono essere impiegati come agenti di controllo e insetti predatori, ma si integra perfettamente amplificandone l’effetto . L’utilizzo degli uccelli nel controllo biologico degli insetti è una pratica ormai consolidata in numerose aziende in tutto il mondo.

La consapevolezza che gli uccelli sono utili in agricoltura e che il loro contributo sia indispensabile fa fatica ad affermarsi in Italia.
Così mentre l’utilizzo di cassette nido per favorire l’azione degli insettivori nelle coltivazioni è una pratica diffusa ed incentivata in Europa, in Italia sono solo Piemonte e Val d’Aosta si avvalgono dei fondi per lo sviluppo rurale per incentivare l’uso di questo metodo di difesa biologica.

Un’altra delle regioni intensamente coltivata a frutteti e vigneti, come il Trentino , si limita a suggerirne l’uso e le modalità di utilizzo.

Al convegno organizzato a Vallerano abbiamo parlato anche di questo.

 

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Osservare aiuta a comprendere. Come cambia la biodiversità nel tempo.

Spesso si sente parlare della perdita della biodiversità, del degrado dell’ambiente e del conseguente peggioramento della salute degli esseri viventi, uomini compresi.

Non è facile immaginare in realtà quello che ci siamo persi nel corso del tempo, ma tutti noi siamo testimoni dei cambiamenti che sono avvenuti nell’ambiente circostante durante la nostra breve vita. Quando sono nato la mia casa era in campagna, venti anni dopo era inglobata in un quartiere in espansione. I cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti, non sono sfuggiti  a chi mantiene la memoria di ciò che lo circonda, anche solo per dire ” mi ricordo che ai miei tempi ..”

Per chi non c’era e per chi vuole vedere i cambiamenti avvenuti nel nostro territorio, consiglio di visitare il sito della Regione Umbria  che permette il confronto tra fotografie aeree scattate dal 1954/55 e quelle di anni più recenti, fino al 2014.

Ecco un esempio delle immagini che si possono trovare, e che ci possono aiutare a riflettere, a comprendere ed immaginare.

Foto area 1954_55

Siamo nel territorio di Monte Castello di Vibio, la foto sopra è degli anni 50 mentre quella sotto è stata scattata nel 2014.
Il corso del Fiume Tevere delinea un’area di pianura ai piedi del paese, interrotta da due strutture lineari: il ponte della strada regionale 397 , in basso a sinistra, e la linea della ferrovia centrale umbra, quasi al centro dell’immagine.
Per vedere cosa e come è cambiato il paesaggio agricolo in questi 54 anni, basta guardare attentamente le due foto.
Vi consiglio di farlo direttamente sul sito per poter ingrandire sui particolari.

Foto aerea 2014

Una cosa che si nota è l’espansione urbana, sicuramente meno intensa che in altre parti, ma anche qui il territorio  è stato progressivamente frammentato dalle costruzioni e dalle infrastrutture.
L’intero abitato di Madonna del Piano è sorto in questi anni, con l’annessa area industriale, mai finita e oggi quasi in abbandono. Un piccolo esempio del consumo di suolo che affligge tutto il Paese.
Ma per me la cosa più impressionante è la scomparsa degli alberi che bordavano i campi, alberi che separavano gli appezzamenti, bordavano i canali, fornivano materie prime rinnovabili e offrivano ombra nelle calde giornate estive.
Forse erano migliaia gli alberi in questo piccolo fazzoletto di pianura che provvedevano alla protezione del suolo, alla regolazione del microclima locale, offrivano cibo e protezione a molti organismi, dagli insetti agli uccelli, passando per mammiferi, anfibi e rettili.
Tutto l’ambiente è stato modificato tra queste anse del fiume, anche se in apparenza è rimasta un’area agricola.

In questa campagna sempre più silenziosa, un allevamento di bovini ospita decine di nidi rondine che tra breve torneranno ad allietare le giornate con il loro canto.
Altre rondini sono presenti all’interno di porcilaie ormai in disuso o in magazzini nelle vicinanze della colonia principale.

La stessa cosa avviene intorno agli altri due allevamenti presenti a Monte Castello di Vibio, e le rondini trovano anche chi è ben disposto ad ospitarle nel magazzino.
Con il patrocinio del Comune nel 2016 è stata realizzata una prima indagine sulle Rondini e sui Balestrucci  che nidificano nel territorio comunale.

Le moderne stalle non sono idonee ad ospitare i nidi delle rondini, l’uso di pesticidi e le modifiche ambientali degli ultimi 60 anni hanno drasticamente ridotto le popolazioni degli uccelli legati agli ambienti agricoli in molte aree italiane ed europee.
Anche qui il futuro delle rondini è legato al futuro di questi allevamenti e all’atteggiamento dei singolo cittadini nei loro confronti, che diventa determinante nel caso dei Balestrucci che costruiscono il nido all’esterno. Per fortuna c’è chi sa apprezzare la loro presenza ed il loro contributo alla qualità della vita.

Iscriviti al gruppo “Una rondine non fa primavera”  per partecipare con noi al censimento.

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La Cinciallegra

La Cinciallegra (Parus major) è un piccolo passeriforme dai colori brillanti che predilige i boschi di latifoglie, ma sa adattarsi nei diversi ambienti forestali presenti dal livello del mare fino ai 2000 metri sulle Alpi. Frequenta gli ambienti agricoli purché dotati di un minimo di copertura arborea ed arbustiva, e si può osservare facilmente anche  nei giardini e nei parchi urbani .

Cinciallegra

Cinciallegra

Sospettosa e combattiva, poco diffidente nei riguardi dell’uomo, si nutre principalmente di piccoli artropodi che ricerca principalmente sui rami degli alberi. Durante il corso dell’anno utilizza le risorse più abbondanti disponibili nell’ambiente, cibandosi di gemme, frutti e semi nel periodo invernale, durante i quali è facile attirarla con dei semi di girasole alle mangiatoie artificiali.

All’inizio della primavera si formano le coppie e la femmina sceglierà il sito di nidificazione, costruendo il nido all’interno di una cavità, come quelle scavate dai picchi sui tronchi o presenti tra le fessure nelle rocce. La mancanza di cavità dove nidificare costituisce il principale fattore limitante per la specie negli ambienti naturali.

In aree antropizzate, in mancanza di cavità naturali o artificiali, può utilizzare le cassette postali per nidificare. Per risolvere questo inconveniente è utile mettere a disposizione di questi animali una cassetta nido delle dimensioni appropriate.

nido-artificiale

La facilità con la quale si adatta ad utilizzare i nidi artificiali, ha premesso ai ricercatori di raccogliere una notevole quantità di osservazioni sull’ecologia e l’etologia di questa specie.

Interno di una cassetta nido

Il nido è costruito dalla femmina con muschi, crini e piume.  Vengono deposte 6 – 10 uova incubate dalla femmina per circa 10 -15 giorni. In genere vengono deposte due covate l’anno. I piccoli sono allevati da entrambi i genitori, che utilizzando prevalentemente i bruchi per l’allevamento della prole.

Queste caratteristiche, ossia la disponibilità ad utilizzare cassette nido artificiali ed allevare la prole principalmente con larve di lepidotteri, fanno della Cinciallegra uno dei migliori alleati dell’uomo nel controllo biologico degli insetti che causano danni alle produzioni agricole e forestali.

In Italia,  l’Istituto di entomologia dell’Università di Pavia, con la collaborazione e l’appoggio dell’Amministrazione Forestale italiana, iniziò nel 1964 una campagna d’incremento dell’avifauna insettivora mediante la diffusione di nidi artificiali.
Furono installate 60.000 cassette nido ad opera dei Comandi di Stazione del Corpo Forestale dello Stato, degli uffici dell’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali e da parte di sezioni ed osservatori appartenenti ad associazioni protezionistiche *.

La funzione degli uccelli insettivori ed il loro impiego quali ausiliari nella difesa biologica delle produzioni agricole e forestali è documentato in diversi Paesi del mondo.
Cassette nido artificiali, delle dimensioni opportune alla nidificazione delle diverse specie di uccelli che utilizzano le cavità per deporre le uova ed allevare i nidiacei sono state utilizzate in diversi contesti ambientali, dai vigneti californiani  ai frutteti olandesi e quelli siciliani, dai rimboschimenti di querce a quelli di conifere. In tutte queste situazioni, l’azione degli uccelli insettivori ha permesso la riduzione o l’eliminazione degli insetticidi dalle pratiche agricole o forestali.

I nidi artificiali per la Cinciallegra sono utilizzati con successo nei vigneti, nei frutteti  e negli impianti arborei per migliorare le rese e la qualità dei prodotti commercializzati.
In alcune Regioni, l’installazione di nidi artificiali è un’azione prevista e finanziata al 100% dai Piani di Sviluppo Rurale a sostegno di produzioni integrate e biologiche.

* Groppali R., Pavan M., Ronchetti G. (1981) Gli uccelli insettivori nella lotta biologica. Collana Verde n.56 Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste

 

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