UGIS – Il grande viaggio degli uccelli

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Il grande viaggio

Fascino e mistero accompagnano da sempre il volo degli uccelli dalle aree di nidificazione ai siti di svernamento e il successivo ritorno.
di Armando Gariboldi – Parchi e Riserve Naturali n.1/2005

Da oltre 100 milioni di anni le migrazioni degli uccelli costituiscono uno dei fenomeni più affascinanti e misteriosi del mondo naturale. Evolutesi probabilmente con i profondi mutamenti climatici ed ambientali del Cretaceo, le migrazioni hanno da sempre affascinato il genere umano, che si è a lungo interrogato sulle repentine apparizioni e sparizioni di molte specie di uccelli, a volte proponendo spiegazioni oggi ridicole. Ancora nel XVIII secolo il grande Linneo credeva che in autunno le rondini si immergessero nelle paludi gelate, da dove riaffioravano in primavera in forma di anfibi. Una teoria, questa della trasmutazione delle specie, che trova origine addirittura nel pensiero di Aristotele (IV sec. a.C.), forse il primo a riportare considerazioni sulle migrazioni degli uccelli nel suo “Historia animalium”, seguito nei secoli successivi da personalità come Plinio il Vecchio (I sec. d.C.) od il naturalista francese Buffon (XVII sec.) e sino ai giorni nostri, dove le migrazioni sono tuttora oggetto di centinaia di articoli e studi scientifici ogni anno.

Eppure, dopo tanti anni di ricerche e nonostante gli indubbi progressi conoscitivi su questo fenomeno, sono ancora molte le domande che non hanno ancora ottenuto piena risposta. Perché gli uccelli migrano? Lo fanno tutte le specie e tutti gli individui? Dove vanno e che percorsi seguono quando si spostano? Come fanno ad orientarsi?

È stato accertato che non tutte le specie di uccelli migrano, ma la maggioranza di essi compie comunque spostamenti più o meno lunghi, per poter raggiungere l’obiettivo finale: sopravvivere! Infatti le variazioni climatiche stagionali ed ambientali si traducono, in buona parte delle aree del pianeta, in carenza di cibo e in situazioni sempre più difficili (freddo, terreno innevato, assenza di vegetazione, meno disponibilità di luce) per poterlo reperire. Ecco allora la convenienza a spostarsi, proprio come fanno peraltro anche moltissime altre specie di animali: dalle farfalle Monarca, alle balene, sino a gnu e bisonti. Per alcune specie ornitiche (per esempio quelle alpine come il Picchio muraiolo o la Cincia dal ciuffo) ciò significherà compiere movimenti altitudinali, scendendo dalle alte quote verso le zone più confortevoli di fondo valle. Ma per molte altre migrare vorrà dire compiere pericolosi viaggi di migliaia di chilometri, che in alcuni casi potranno anche durare mesi, attraverso deserti, mari e montagne, sfidando le mille insidie della natura e dell’uomo. Tra gli uccelli la migrazione più lunga conosciuta è quella della Sterna artica, che dalle falesie e spiagge dei mari del Nord, raggiunge addirittura quelli Antartide, dopo un viaggio medio di oltre 17.000 Km.! Ma anche la piccola Cannaiola verdognola, dall’Europa al Sud Africa, o il Falco della Regina, che arriva sino al Madagascar, non scherzano! Per compiere questi viaggi gli uccelli si attrezzano con sofisticati adattamenti fisiologici e strategie comportamentali. In particolare intensificano l’attività trofica, integrata da cibi ricchi zuccheri e modificano il metabolismo aumentando la sintesi dei lipidi. Tutto ciò permette un rapido accumulo di grasso che in alcuni casi (es. Beccafico) si manifesta con un aumento di peso anche del 70-80%.

Al pieno di benzina si affianca poi la revisione della macchina. Ovvero nelle settimane che precedono la partenza la maggior parte degli uccelli migratori rinnova il proprio piumaggio attraverso la muta, totale o parziale e con diverse varianti, in modo da aumentare l’efficienza del volo e quindi risparmiare energia. Le fasi di preparazione, che si manifestano spesso attraverso una progressiva inquietudine, e soprattutto il momento della partenza sono regolati da una sorta di complesso “orologio biologico interno” di tipo ormonale e neuronale che a sua volta risente del fotoperiodo, delle temperature esterne e di altri fattori ambientali.

Per molti aspetti la migrazione è una gara contro il tempo: per accumulare energie, per raggiungere una buona efficienza del piumaggio, per partire nel momento atmosferico migliore, per raggiungere prima di altri le zone di alimentazione lungo il tragitto. Per questo appena è possibile gli uccelli partono. Addirittura i maschi di alcune specie, una volta espletata la loro funzione di riproduttori, se ne vanno senza aspettare le femmine o i giovani. Uno dei migratori più precoci è per esempio il Cuculo, che non ha bisogno di impiegare tempo nell’allevamento della prole, lasciata in eredità alle specie parassitate. Le strategie migratorie sono comunque molto ampie e diversificate e si può dire che quasi ogni specie ha messo a punto il suo modello migliore. Nella maggior parte di quelle che migrano a breve o media distanza, ad esempio, le femmine si spostano più lontano dei maschi ed i giovani più lontano degli anziani. E’ il caso della Sula, di molti gabbiani o di limicoli come il Combattente, i cui maschi, più grossi di femmine e giovani, possono svernare a latitudini più alte. Tra l’altro questa soluzione permetterà ai maschi, in primavera, di giungere nelle aree di nidificazione prima delle femmine, in modo da cominciare a scegliere i territori migliori.

Il volo migratorio, anche per specie solitamente diurne, avviene nella maggior parte dei casi di notte, quando il dispendio energetico è minore e ci si può orientare con le stelle. La possibilità di percepire il campo magnetico terrestre e i riferimenti geografici appresi sono poi gli altri principali elementi che sembra consentano l’orientamento durante il volo.

I percorsi seguiti sono un misto tra quanto indotto da un istinto formatosi nel corso di migliaia di generazioni e tra quanto appreso e trasmesso con l’esperienza dagli individui più anziani. Per esempio nelle oche gli individui più esperti si danno il cambio come capi-stormo guidando il resto del gruppo. Fermo restando che non sempre la via migliore è quella più breve.

Molti uccelli (es. rondini ed altri piccoli Passeriformi) migrano volando su un fronte allargato (“passo” su fronte ampio), ma i principali elementi del paesaggio come fiumi, montagne, coste e isole possono fungere da riferimenti influenzando la direzione di migrazione a livello locale (fronte ampio guidato). Ostacoli geografici (es. Alpi) possono poi far confluire gli uccelli verso territori circoscritti e comportare quindi una concentrazione temporanea (via di “passo” di massa), mentre solo un numero ridotto di specie (es. la Cicogna bianca o alcuni rapaci) migra in veri e propri stretti corridoi (migrazione a imbuto).

Per la sua posizione al centro del bacino Mediterraneo e per la particolare conformazione, l’Italia costituisce un vero e proprio ponte tra l’Europa e l’Africa, attraversato due volte all’anno da un incessante flusso di centinaia di milioni di uccelli. Per questo in quasi ogni zona del nostro Paese è possibile osservare il passaggio dei migratori tuttavia, come detto, esistono alcune vie preferenziali di transito, più frequentate di altre. Innanzitutto i percorsi che consentono di ridurre al minimo i pericolosi passaggi in mare aperto; per tale motivo il sistema sardo-corso e le piccole isole del Canale di Sicilia e del Tirreno rappresentano dei punti strategici di sosta, dove riprendere le forze prima di spiccare nuovamente il volo. Poi le linee di costa adriatica e tirrenica ed il corso dei fiumi più grandi, come il Po, che permettono ai migratori di avere punti di riferimenti per il volo “a vista”. In questi casi le “stazioni di servizio” per la sosta, specialmente di specie acquatiche, sono le zone umide costiere, i delta, le foci e le grandi isole fluviali. Anche la lunga e boscosa dorsale appenninica è una sorta di autostrada seguita da molte specie, soprattutto di rapaci e Turdidi. Molte di queste vie sono usate spesso sia per la migrazione primaverile sia per quella di ritorno autunnale, mentre altre sono utilizzate solo in una stagione. Per esempio nel caso della Quaglia vi è una direttrice principale primaverile che unisce la Tunisia all’Italia, attraverso Roma e Ancona, all’Europa centro-orientale, attraversando prima il Tirreno e poi l’Adriatico. In autunno i gruppi in migrazione seguirebbero in parte la stessa direttrice, ma in parte si muoverebbero seguendo una direttrice occidentale (Francia-Spagna-Africa nord-occidentale), in una sorta di movimento circolare.

Peraltro queste vie principali di passaggio, che seguono soprattutto la direttrice sud-ovest/nord-est, si dividono ed incrociano in mille diramazioni secondarie. Ecco allora che alcuni punti di confluenza di queste vie diventano dei veri e propri “colli di bottiglia” dove convergono migliaia di animali che, nelle giornate favorevoli (es. dopo una tempesta o un temporale, con bel tempo e vento leggermente sostenuto), formano concentrazioni spettacolari con il continuo passaggio di gruppi più o meno numerosi, anche interspecifici. Il più famoso ed importante sito di questo tipo, in Italia, è certamente lo stretto di Messina. Ma anche l’osservazione contemporanea, ai primi di settembre, di centinaia di falchi pecchiaioli che arrivano dalla pianura padana in val Stura e val Maira, per passere in Francia e poi scendere verso la Costa azzurra, è uno spettacolo indimenticabile. Così come l’arrivo, in aprile, di centinaia di balie nere, cutrettole, averle, luì verdi e grossi,rondini, codirossi ed altre decine di specie di piccoli uccelli sulle sponde del laghetto “Specchio di Venere”, l’unica zona umida di Pantelleria. Animali che, quasi immobilizzati dalla stanchezza per il lungo volo sul Sahara, si lasciano avvicinare sino a pochi metri.

Tuttavia per i migratori il viaggio non è facile. Sebbene la mortalità naturale legata allo stress migratorio, contrariamente a quanto normalmente si crede, sia in genere piuttosto bassa, il calo che si sta osservando negli ultimi anni di molte popolazioni di uccelli migratori sembra essere piuttosto legato a cause antropiche, come le profonde modifiche ambientali nelle zone di svernamento, in quelle di transito e nei siti riproduttivi. Il bracconaggio è un altro fattore di impatto importante, soprattutto nei paesi mediterranei. In Italia zone come le prealpi bresciane e bergamasche, le isole pontine e quelle del golfo di Napoli o, ancora almeno in parte, lo Stretto di Messina, sono terreno minato per ogni volatile di passaggio. Ciò in barba alle leggi nazionali e comunitarie. In particolare violando la fondamentale Direttiva “Uccelli” n.409/79/CEE, di cui proprio quest’anno ricorre il 25°, che tutela l’avifauna europea. Una legge che non solo cerca di preservare il futuro di questi animali ma ne sottolinea ancora una volta l’importanza ed il valore in quanto patrimonio dell’intero continente europeo.

Progetti in corso

Anche in Italia sono attive varie ricerche dedicate a monitorare ed approfondire il fenomeno delle migrazioni nel nostro Paese. Il primo per complessità ed età è il già citato (vedi Parchi & Riserve n….) progetto nazionale “Piccole isole”, coordinato dall’Istituto Nazionale Fauna Selvatica (INFS) per studiare il flusso migratorio, attraverso l’inanellamento, in molte stazioni poste sulle isole minori e sulla costa. Ad esso se ne affiancano altri, più recenti e dedicati a gruppi di specie o all’utilizzo di metodologie specifiche. Per esempio la LIPU coordina un progetto di monitoraggio dei flussi migratori nelle isole circumsiciliane ed in particolare nelle Egadi, oltre a quello storico, ma con valenze soprattutto di antibracconaggio, nello stretto di Messina. Il progetto “Migrans” nato nel 1991 e coordinato dal P.N. Alpi Marittime, cerca invece di coordinare le attività di studio sulle migrazione dei rapaci, con particolare attenzione a due specie quali Biancone e Falco pecchiaiolo. Da poco concluso invece è il progetto “Moonwatching”, coordinato dalla stazione ornitologica svizzera di Sempach che studiava le migrazioni notturne.

Tutti questi progetti prevedono quasi sempre l’attivazione di stazioni o campi di ricerca a cui si può sovente partecipare a titolo volontario. Ricordiamo infine che l’inanellamento scientifico fa riferimento al coordinamento nazionale dell’INFS (a sua volta parte del coordinamento europeo EURING) e può essere svolto solo da personale ufficialmente abilitato dotato di apposito “patentino” ottenuto solo dopo specifici esami.

Paradisi italiani dei migratori

Sono oltre una ventina (tutti riportati sulla nostra grande cartina), i principali siti italiani dove potere osservare lo straordinario passaggio dei migratori. Il periodo migliore resta il trimestre marzo-maggio, mentre in autunno le migrazioni “di ritorno” verso i quartieri di svernamento sono più disturbate dal tempo atmosferico e dalla caccia. Tralasciando quindi i siti dove la presenza dei bracconieri rende poco piacevole la presenza dei birdwatchers (con l’esclusione dello stretto di Messina in primavera, che rappresenta comunque un “must” per ogni appassionato di ornitologia), suggeriamo invece quelli più idonei, anche in relazione alla possibilità di osservare alcune specie piuttosto che altre. Ecco allora che, per gli appassionati di anatre, aironi, sterne, gabbiani e limicoli, zone come il corso e soprattutto il delta del Po, la Lomellina, la foce dell’Isonzo, le lagune costiere dell’alto adriatico (Grado, Marano, Venezia), le saline di Cervia e Manfredonia rappresentano i posti migliori, assieme alle ultime lagune costiere del Tirreno, come quelle del Circeo, di Orbetello e di Migliarino-Massaciuccoli. Nelle stesse zone può capitare anche l’incontro con decine di cicogne e migliaia di gru. Per gli eleganti fenicotteri la Sardegna è la regione dove andare, nelle lagune salmastre del Sinis e soprattutto negli stagni attorno a Cagliari. Le falesie rocciose della grande isola e di quelle delle isole attorno ad essa (a cominciare dalI’isola di S.Pietro) sono anche i posti migliori per osservare l’arrivo Falco della regina, rapace migratore per eccellenza. Tutte le piccole isole italiane sono poi i luoghi ottimali per assistere al passaggio di migliaia di piccoli uccelli: luì, capinere, saltimpali, stiaccini, monachelle ma anche rigogoli, upupe, ghiandaie marine e gruccioni si possono vedere ad Ustica, Pantelleria, Marittimo, Capraia, assieme anche a molti rapaci come nibbi, albanelle, falchi di palude e magari qualche aquila minore. Nelle isole Pontine e in quelle del Golfo di Napoli, oltre ai piccoli Passeriformi, abbiamo invece un grande flusso di quaglie, tortore e colombacci, così come all’isola d’Elba e nelle piccole isole del golfo di La Spezia. Per gli appassionati di rapaci le montagne dell’entroterra ligure e del Cuneese possono riservare insospettate sorprese, soprattutto per il notevole passaggio di bianconi e falchi pecchiaioli.

Tra agosto e settembre merita infine una visita la splendida palude di Colfiorito, nel cuore dell’Umbria, dove sostano migliaia di rondini, spesso attivamente cacciate da falchi lodolai e pellegrini, proprio come i grandi branchi di pesci vengono seguiti e attaccati dagli squali.

Alcuni numeri sulle migrazioni

Ogni anni si stima che svernino in Africa oltre 5 miliardi di uccelli. Il record di volo migratorio conosciuto è della Sterna artica o codalunga con quasi 25.000 Km. ini alcuni individui; poiché questo uccello può vivere anche 25 anni, la distanza coperta nella sua vita solo per gli spostamenti migratori può raggiungere un ordine di grandezza attorno ad 1 milione di km!

La distanza media di un migratore europeo diretto in Africa e di 5000 Km., compiuti in circa 100 giorni. La maggior parte degIi uccelli europei compie tappe con un avanzamento giornaliero 60-75 km tra i piccoli migratori a lungo raggio (beccafichi e capinere). Rondini, sterne e limicoli compiono invece tratte di 150-200 Km. al giorno. Sono rare le specie di uccelli europei che compiono il volo migratorio in un’unica o in poche tappe. Tra queste spicca il Beccaccino, con percorsi no-stop di 5000-7500 Km.

La velocità del volo non sempre è costante; tende ad aumentare durante il superamento di barriere (es. montagne e deserti), mentre presso alcune specie gli adulti volano più veloci dei giovani. La velocità di crociera di alcune specie: Colombaccio e Germano reale 60 km/h, Rondone 40 km/h, Cinciarella 29 km./h.

Anche l’altezza del volo è variabile tra le specie, in relazione al tipo di territorio che si sta attraversando. In Europa sono le oche ed i cigni a raggiungere le quote maggiori ( sino a 8000-8500 m.), mentre la maggior parte delle specie si sposta rimanendo sotto i 2000 m. Il record mondiale conosciuto è quello di un Grifone di Ruppell (Gyps rueppelli), finito nei reattori di un aereo nei cieli sopra la Costa d’Avorio, ad una quota di 11.300 m.!

Infine in Italia il punto di maggior concentrazione di migratori è lo stretto di Messina, con un passaggio di 18.000 individui di media solo considerando i rapaci ed i grandi veleggiatori (es. cicogne).

Il segreto dei balestrucci

Dove vanno i balestrucci dopo aver superato il Sahara? In tutta l’Africa, dalle savane della Tanzania alle foreste della Nigeria, è possibile osservare rondini in gran numero ma quasi nessun balestruccio, sebbene si possano vedere ancora abbondanti in Tunisia e nelle regioni nord-africane.

Eppure questi uccelli sono facili da riconoscere e difficilmente si confondono con altre rondini africane. Che fine fanno?

Una recente teoria, ancora tutta da provare, ipotizza che essi assumano abitudini simili a quelle dei più grandi rondoni, passando in aria gran parte dei mesi trascorsi nelle zone di svernamento. Una conferma a tale teoria verrebbe dalla la presenza di peluria sulle loro zampe, che servirebbe per disperdere meno il calore quando sono a migliaia di metri di quota, dove l’aria è più "leggera" ma anche più fredda.

La migrazione della cicogna nera in diretta

Sul sito http://www.rozhlas.cz/odysea/html/Nova_odysea_2eng.pdf è possibile seguire il bel resoconto sulle rotte di cicogne nere "radiomarcate" e monitorate dall’Europa Centrale fino all’Africa. Tutte…tranne una. L’unica che si è azzardata a passare dalla Calabria attraverso lo Stretto di Messina. Morta ammazzata, probabilmente da una fucilata. Uno stimolo in più per partecipare ai campi di studio e sorveglianza che ogni anno, a maggio e a settembre, le associazioni ambientaliste organizzano sullo Stretto.

La misteriosa migrazione del biancone

La migrazione post-riproduttiva lungo la penisola italiana del Biancone (Circaetus gallicus), una sorta di piccola aquila che si nutre soprattutto di rettili ed in particolare di serpenti, è a dir poco particolare ed in buona parte ancora avvolta nel mistero. Infatti, al contrario di quasi tutte le altre specie, pochissimi bianconi vanno verso Sud lungo lo Stretto di Messina o altre rotte tirreniche; piuttosto la stragrande maggioranza della popolazione peninsulare italiana compie uno strano percorso a ritroso salendo verso Nord, lungo la costa tirrenica per poi seguire l’arco ligure e dirigersi verso Gibilterra, da dove raggiungere l’Africa. Questo tipo di migrazione è detta “circuitale” e in Italia è ancora sconosciuto il cosiddetto "passaggio a Nord-ovest", cioè il valico dove il grosso dei bianconi dalle Alpi Apuane giunge su Arenzano e l’entroterra ligure per poi scendere verso la Costa Azzurra.

Per localizzare questo sito (o più siti) e per studiare la spettacolare migrazione del Biancone, l’Associazione EBN-Italia organizza ogni anno a metà settembre dei campi di osservazione aperti a tutti gli appassionati. Per saperne di più: http://www.ebnitalia.it

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Informazioni su Centro Studi Ornitologici "Antonio Valli da Todi"

Associazione iscritta al Registro Regionale delle associazioni di promozione sociale
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3 risposte a UGIS – Il grande viaggio degli uccelli

  1. laertebenati ha detto:

    Ho una domanda da fare,su migrazione rondini,a cui fino ad ora nessuno mi ha dato risposta.
    Io,nEl 2002,ho assistito ad un fenomeno I spiegabile. Sotto la gronda del condominio di fronte al mio,distanza circa 40 metri, c’ era ancora poco tempi fà, un nido di rondini. Poco dopo le ore otto, mi accorsi dell’arrivo di una decina di stormi di centinaia di rondini,che si misero a fare evoluzioni spettacolari sopra quel condominio. Ad un tratto mi accorsi che,aula ad una,in fila indiana,le rondini si abbassavano,a pochi metri da terra e poi risalivano fino a sfiorare,forse toccare,quel nido,senza perdere velocità e tornavano nel loro stormo. La cosa è continuata per quasi due ore e nel frattempo tutti gli stormi continuavano a volteggiare,forse in attesa del loro turno. Ad un tratto si sono riuniti tutti e sono ripartiti in direzione sud.
    È fenomeno noto ? Qualcuno mi può dare conferma ?
    Email: laerteben@enail.com Sito: pensinato94-wordpress.com.

    • Sicuro siano Rondini? Di solito c’è una certa confusione tra Rondini, Rondoni e Balestrucci.
      Anche per questo abbiamo creato la pagina “una Rondine non fà primavera” su Facebook
      Guarda la foto dei balestrucci , https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1753038988289014&set=gm.530325410503254&type=3&theater
      Nella foto un gruppo di balestrucci in migrazione dopo una giornata di pioggia, si riposa su un muro assolato e si nutre sui campi vicini insieme ad alcune rondini
      Rondini, Balestrucci e i più rari Topini, si radunano in gruppi per la migrazione autunnale e sul finire dell’estate frequentano i canneti come dormitori e cacciano insieme nelle aree ricche di insetti

      • laertebenati ha detto:

        Non ho dubbi che fossero rondini. Hanno volteggiato sopra le case per quasi due ore,non si so posate. ,Ad ogni modo la mia domanda è precisa: è noto che si faccia un saluto,perchè altro non poteva essere, ad un nido, da parte di migliaia di piccoli volatili ? ( In 5.000 secondi, anche a distanza di due secondi una dall’altra, in fila indiana, sono 2.500 ) ?

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