Gli uccelli, ausiliari nella difesa biologica.

Caprarola, Palazzo Farnese

Le capacità acrobatiche di alcune specie di uccelli nel catturare gli insetti  probabilmente sono alla base dell’ispirazione di questo affresco che si trova a Palazzo Farnese a Caprarola. Fu realizzato da Antonio Tempesta, autore delle incisioni realizzate per la stampa del libro di Antonio Valli da Todi.  Siamo ai primi del Seicento, le rondini passavano l’inverno sommerse nel fango delle paludi per riemergere in primavera e sulla vita degli uccelli c’erano ancora molte cose da scoprire.
Ma che gli uccelli, anche quelli che si nutrono in prevalenza di semi, trovino negli insetti un importante fonte alimentare, era ben noto. Il fatto derivava dall’esperienza frutto dell’attività di allevamento delle specie in gabbia, esperienza fatta dal Valli che dedica buona parte dell’opera all’allevamento ed alla cura degli uccelli che per diletto vengono rinchiusi in gabbie più o meno grandi.
Oggi sappiamo che il 50% delle specie di uccelli è si nutre principalmente di insetti, ed il 75% delle specie si ciba di insetti saltuariamente.

Che la presenza degli uccelli sia di beneficio alle nostre campagne per il controllo delle popolazioni di insetti è una cosa evidente già nell’ottocento come dimostra l’articolo pubblicato sulla rivista La Sicilia Agricola, 1883 da DE STEFANI PEREZ T. dal titolo ” Gli uccelli utili all’agricoltura in Sicilia”.

La scomparsa delle rondini in inverno doveva ancora trovare una risposta, e dal 1889 con la pratica dell’inanellamento degli uccelli, introdotta dal danese H.C.C. Mortensen, iniziava la raccolta di dati sul fenomeno migratorio e la necessità di un accordo tra più Paesi per la protezione dell’avifauna inizia a prendere corpo.

Il 19 marzo 1902 a Parigi viene firmata la prima Convenzione internazionale per la protezione degli uccelli utili all’agricoltura. L’Italia non è tra i Paesi firmatari.

A testimonianza della maggior sensibilità dei popoli centro e nord euorpei nei confronti della natura e dell’avifauna, sempre ai primi del secolo scorso, il medico svedese Axel Munthe, acquista un pezzo di montagna sull’isola di Capri per sottrarla all’intensa attività di caccia che caratterizzava, e in parte ancora affligge i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Nasceva Villa San Michele, ancora oggi osservatorio ornitologico per lo studio della migrazione primaverile.

Castello Barbarossa ad Anacapri ha ospitato gli ornitologici della stazione di inanellamento fino al 2015

Nel 1931 la pubblicazione del primo atlante sulla migrazione degli uccelli, fornito di mappe con le rotte migratorie di diverse specie contribuisce a rendere evidente la necessità di un nuovo accordo internazionale che viene concluso, sempre a Parigi, nel 1950.
Considerato che tutti uccelli devono essere protetti a vantaggio della scienza, della protezione della natura e nell’interesse dell’economia di ciascuna nazione ” , viene aggiornato il trattato precedente e firmata un’altra convenzione , ma anche questa volta l’Italia non è presente.

In Italia bisognerà aspettare il 1978, quando finalmente viene firmata la legge per l’ “Adesione alla convenzione internazionale per la protezione degli uccelli, adottata a Parigi il 18 ottobre 1950“.

Come un ponte tra due continenti, la nostra Penisola è interessata da un enorme flusso di migratori e ospita nei periodi invernali una buona parte dell’avifauna europea. Per secoli questo flusso è stato sfruttato come fonte alimentare ed economica. L’atavica abitudine dei popoli mediterranei a sfruttare questa risorsa apparentemente inesauribile e gratuita è dura a cambiare, e ancora oggi l’uccisone di migliaia di uccelli durante la migrazione primaverile e autunnale avviene illegalmente in molti posti di differenti Paesi.

La cultura naturalistica, o anche il semplice rispetto per l’ambiente, sembrerebbe  aumentare con la distanza dalle coste del Mediterraneo;  per rimanere in contesto ornitologico basta osservare come il numero di associazioni di birdwatching o la presenza di  stazioni di inanellamento per lo studio dell’avifauna nella Penisola aumenti andando verso nord.

Gli uccelli vengono percepiti principalmente come dannosi, ignorando completamente il loro contributo alla difesa biologica. Il caso più evidente riguarda lo Storno, nonostante la sua dieta sia composta dal 60% di insetti e contribuisca in modo significativo a ridurre il numero di larve della mosca olearia.

Il controllo biologico degli insetti è diventato sempre più necessario per la resistenza ai pesticidi da parte degli insetti, la nocività di questi per l’ambiente ed il benessere umano e una legislazione sempre più restrittiva nei confronti del loro utilizzo.
L’azione degli uccelli insettivori si esplica durante tutto l’anno e pur non impedendo le improvvise fluttuazioni degli insetti fitofagi caratteristiche dei climi temperati, gli uccelli forniscono un contributo importante alla difesa delle piante, contenendo in maniera efficace le popolazioni di insetti presenti.
Particolarmente intensa è la predazione d’insetti durante il periodo della nidificazione degli uccelli, durante il quale non solo le specie strettamente insettivore utilizzano tale fonte di cibo per allevare la prole.
L’installazione delle cassette nido non interferisce con le comuni pratiche della lotta biologica, la cui attenzione principale è rivolta all’utilizzo di parassitoidi che possono essere impiegati come agenti di controllo e insetti predatori, ma si integra perfettamente amplificandone l’effetto . L’utilizzo degli uccelli nel controllo biologico degli insetti è una pratica ormai consolidata in numerose aziende in tutto il mondo.

La consapevolezza che gli uccelli sono utili in agricoltura e che il loro contributo sia indispensabile fa fatica ad affermarsi in Italia.
Così mentre l’utilizzo di cassette nido per favorire l’azione degli insettivori nelle coltivazioni è una pratica diffusa ed incentivata in Europa, in Italia sono solo Piemonte e Val d’Aosta si avvalgono dei fondi per lo sviluppo rurale per incentivare l’uso di questo metodo di difesa biologica.

Un’altra delle regioni intensamente coltivata a frutteti e vigneti, come il Trentino , si limita a suggerirne l’uso e le modalità di utilizzo.

Al convegno organizzato a Vallerano abbiamo parlato anche di questo.

 

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Informazioni su Centro Studi Ornitologici "Antonio Valli da Todi"

Associazione iscritta al Registro Regionale delle associazioni di promozione sociale
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